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Detective's Drink

#29 – Marzo 2026
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Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

La mia passione per la birra l’ho dichiarata e quindi, quando mi imbatto in protagonisti che la eleggono a bevanda preferita devo scrivere di loro. In questo caso, trattandosi di un personaggio a me molto caro di cui si festeggia il ventennale dalla prima uscita i motivi si raddoppiano. Prosit!

IDENTIKIT DELLA BEVANDA:

Questa volta quindi, a differenza delle altre puntate dedicate alla birra, (Giallo e Cucina #9 #14 #26 mi concentrerò sulla birra di produzione artigianale. Il prodotto non è pastorizzato e generalmente non filtrato, preservando lieviti attivi che lo rendono un alimento vivo. La produzione di birra artigianale è un fenomeno culturale che ha rivoluzionato il modo di bere a partire dagli anni ’90.

La definizione legale della birra artigianale in Italia la definisce come: birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti – non sottoposta a processi di pastorizzazione o microfiltrazione durante la produzione – prodotta da un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da altri birrifici – che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di altri birrifici – che non operi sotto licenza – con una produzione annua non superiore a 200.000 ettolitri, inclusi i prodotti realizzati per conto terzi. Prima di questa legge, l’uso della dicitura “birra artigianale” poteva portare a multe, poiché non era riconosciuta dalla normativa. Tuttavia, nonostante la definizione legale, molti birrifici artigianali continuano a usare etichette con dichiarazioni come “non pastorizzata”, “non filtrata” o “prodotta con passione”, che riflettono valori emotivi e qualitativi che vanno oltre il quadro normativo. I principali ingredienti delle birre artigianali italiane sono quattro, riconosciuti a livello normativo e tradizionale: acqua: rappresenta la base della birra e influisce su mineralità, equilibrio e percezione al palato; malto d’orzo o di frumento: fornisce zuccheri fermentescibili, colore, corpo e note dolci. Possono essere usati anche altri cereali come avena, segale o farro; luppolo: conferisce amaro, aromi (agrumati, floreali, resinosi) e contribuisce alla conservabilità della birra; lievito: responsabile della fermentazione, trasforma gli zuccheri in alcol e anidride carbonica, creando aromi secondari caratteristici. Nelle birre artigianali italiane oltre a questi quattro è comune l’uso di ingredienti aggiuntivi per arricchire il profilo aromatico, come spezie (coriandolo, zenzero, cannella), frutta, miele, mosto d’uva (come nell’Italian Grape Ale) o cereali antichi locali.

Il PERSONAGGIO

In questa puntata ho il grande piacere di abbinare alla birra un personaggio che seguo dalla prima uscita. Si tratta di Enrico Radeschi, il giornalista hacker protagonista della serie scritta da Paolo Roversi. Radeschi è noto per il suo stile di vita urbano e per i suoi gusti particolari, nel corso delle indagini, spesso si ritrova a frequentare locali più o meno alla moda, una costante è il Birrificio di Lambrate, quello di via Adelchi in particolare, per concedersi una pausa con una Domm, o per incontrare personaggi caratteristici come Antonio Sciammana, che spesso racconta le storie, a volte romanzate, della Mala meneghina, magari accompagnate da una Ligera, o da una Ghisa. …”era un investimento (pagare le consumazioni n.d.r.) che valeva la pena sottoscrivere. Ascoltare Sciamanna era un vero piacere perché lui le sapeva raccontare. Poco importava se fossero vere o meno. In genere partiva da quando era piccolo e, seduto con gli altri della sua cricca sulle panchine di piazza Gobetti, s’imbatteva spesso in Vallanzasca, il suo eroe, che lì era nato e cresciuto.“… Roversi ha dichiarato esplicitamente che il suo personaggio preferisce la birra artigianale, un particolare che riflette la sua attenzione per i dettagli e la vita quotidiana dei personaggi, dove la birra non è solo una bevanda ma un elemento che contribuisce a creare l’atmosfera del giallo metropolitano.

CURIOSITÀ

  • L’Italia è il terzo produttore europeo di birra (dopo Germania e UK) in termini di volumi totali (artigianale + industriale).
    – Il consumo pro-capite è raddoppiato in 30 anni: oggi siamo intorno ai 31 litri/anno (media europea 70, ma in forte crescita).
    – Siamo il paese con la maggiore densità di birrifici artigianali per kmq d’Europa.

  • Nell’ambiente è ormai consuetudine considerare il 1996 l’anno di nascita della birra artigianale italiana.

  • Secondo una ricerca di ASSOBIRRA le donne italiane sono le prime consumatrici di birra al mondo per un consumo di 14 l pro capite

  • il 2026 segna il ventennale per i romanzi con protagonista Enrico Radeschi di Paolo Roversi. È uscita da poco (febbraio 2026), sempre per Marsilio, una raccolta di sette racconti pubblicati fra il 2007 e il 2022 con protagonista Enrico Radeschi.

VALUTAZIONE PERSONALE

La birra mi piace, la bevo spesso e con molto piacere. Come per il vino è possibile abbinare la birra al cibo e mi piace provare le varie combinazioni che vengono proposte. Cercando le informazioni per scrivere questo articolo mi sono imbattuta in uno studio sui consumi di birra delle donne, certamente io contribuisco ad alzare la media. La birra artigianale non è solo una bevanda: è una storia di territorio, di ostinazione e di rivincita personale, proprio come certi detective. Sia fra le Dolomiti dove vivo, sia quando mi muovo, cerco sempre di assaggiare le birre artigianali del territorio. Mi faccio consigliare dai mastri birrai perché, nonostante io preferisca la birra chiara, sono molto curiosa di assaggiare di tutto. A volte mi va bene, altre volte meno, ma apprezzo il lavoro e l’amore che ci sono dietro ad ogni birra artigianale.

per scrivere questo articolo ho letto tutti i libri con protagonista Enrico Radeschi di Paolo Roversi, la legge 1354/1962, The Brewers of Europe, “European Beer Trends 2024”, e le seguenti risorse online:

https://www.baladin.it/blog/birra-artigianale-italiana-nascita-stili-tendenze; https://www.assobirra.it/birra-una-storia-di-donne/;

https://cronachedibirra.it/cultura-birraria/8713/altro-che-bevanda-maschile-la-birra-e-piu-rosa-di-quanto-pensiate/; https://nonsolobirra.net/donne-e-birra-diffusa-la-nuova-ricerca-di-doxa-qualche-riflessione/; https://www.unionbirrai.it/it

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