Non avevo mai sentito parlare di un romanzo tête-bêche prima di The Turnglass. Due storie interconnesse e speculari stampate in modo da poter iniziare da entrambi i lati.
Il termine tête-bêche “dalla testa ai piedi” era di solito usato nella stampa, dove un errore
nell’impostazione di una firma poteva significare che qualcosa sarebbe stato stampato a testa in giù, ma a volte questo veniva fatto intenzionalmente. In questo caso, i due romanzi gialli sono stampati e rilegati in modo che entrambi inizino alla fine del libro fisico e si incontrino nel mezzo, e quando si finisce di leggerne uno si può semplicemente capovolgere il libro. L’immagine della clessidra che dà anche il titolo al libro è un chiaro promemoria di questa caratteristica.
Da un lato c’è un mistero in stile gotico ambientato nell’Inghilterra di fine Ottocento. Dall’altro c’è la California degli anni Trenta del Novecento. Le storie sono legate da eventi familiari e da una casa di vetro: Turnglass House. Anche se si può iniziare da entrambe le estremità, consiglio vivamente di iniziare prima dalla narrazione gotica.
Il lato con la copertina verde si apre nel 1881, su un medico, Simeon Lee, che viene chiamato a curare un lontano parente, un parroco di nome Oliver Hawes, che crede di essere stato avvelenato. All’arrivo nella casa remota, Turnglass House, su Ray, una piccola isola desolata al largo della costa dell’Essex, collegata da una strada rialzata alla terraferma a un’estremità e a un’isola più grande dall’altra, scopre che Oliver tiene segregata dietro una parete di vetro nella sua grande biblioteca, Florence, sua cognata, accusata della morte del fratello. Questa è l’alternativa stabilita dal giudice anziché mandarla in uno sgradevole manicomio. La storia di come sia arrivata lì si trova nel diario tête-bêche di Oliver che narra anche una storia ambientata nell’allora futuro del 1939 in California. A poco a poco, Simeon scopre che dietro questa storia c’è del torbido, dalle fumerie d’oppio ad altri mali dell’epoca, tra cui la posizione servile delle donne.
L’altra parte del libro con la copertina rossa è ambientata in California nel 1939 quando Oliver Tooke, celebre scrittore e figlio del governatore dello stato, fa amicizia con un giovane aspirante attore di nome Ken Kourian. Quando Oliver viene ucciso, nella torre simile a un faro posta a poca distanza dalla sua casa tutta di vetro, Turnglass House, Ken si mette alla ricerca dell’assassino e mette la propria vita in pericolo scoprendo segreti che si ricollegano alla casa originale della famiglia su Ray, un rapimento scioccante e l’incarcerazione di sua madre, Florence, in un manicomio. La chiave del mistero sembra essere l’ultimo libro di Oliver, un romanzo tête-bêche su un giovane medico di nome Simeon Lee. La soluzione coinvolge la storia della metà “verde” del libro, in cui Oliver ha inserito vari indizi che permettono di comprendere in che maniera i due romanzi siano legati fra di loro.
L’idea di partenza è geniale e molto intrigante e questo è un aspetto positivo che attrae il lettore proprio per la struttura stessa del libro. La trama e il collegamento tra le due storie funzionano e presentano elementi di mistero, un gioco di incastri ed enigmi per sfidare il lettore a scoprire le relazioni oscure che esistono tra le due vicende distanti nel tempo, ma la scrittura non è sufficientemente coinvolgente, a volte poco chiara e senza suspense, un po’ piatta come i personaggi. Addirittura è stridente in alcuni punti, in particolare nel diario del parroco Oliver che risulta poco convincente.
Ci sono anche alcuni passaggi (la scena in cui la polizia quasi uccide Ken in una cella in prigione) non congruenti e sproporzionati rispetto all’elemento scatenante.
Lo stile cerca di adattarsi alle epoche: uno più retrò e ricercato, l’altro più veloce e diretto.
La prima vicenda ha atmosfere lugubri e tenebrose, che si snodano in un ambiente chiuso e cupo, con richiami evidenti al gotico e accenni sfumati anche a interventi soprannaturali.
La seconda, invece, si svolge in una California sfavillante, tra feste cinematografiche alla Gatsby, e situazioni hard-boiled alla Chandler.
Anche nella parte rossa, quella californiana, nonostante si tirino le fila dell’intero intrigo, la trama scorre solo in avanti senza veri colpi di scena ed emozioni. È però positivo il ritmo dell’azione in contrasto con la lenta combustione del racconto nell’Inghilterra vittoriana.
In conclusione, un romanzo gradevole che intrattiene piacevolmente, ma che resta in parte irrisolto perché, pur svelando tutti gli intrighi nascosti e individuando mandanti e colpevoli, priva il lettore di un finale risolutorio dirimente e redimente lasciandolo in parte insoddisfatto e un po’ deluso rispetto alle aspettative iniziali.


