Con Omicidio al lampredotto Wladimiro Borchi firma un noir ironico e scorrevole, capace di intrecciare mistero, atmosfere fiorentine e un protagonista fuori dagli schemi. Il romanzo si apre in Brasile, con un incipit immediato ed efficace che introduce Leone Serafini, ex avvocato rifugiatosi oltreoceano e oggi investigatore privato, segnato da un passato ingombrante e da una vita tutt’altro che lineare. Fin dalle prime pagine emerge un personaggio imperfetto, ironico e profondamente umano.
La trama prende avvio quando Leone è costretto a tornare a Firenze: il padre Cesare è accusato dell’omicidio di una giovane ragazza, avvenuto nei giardini dello Stibbert. Il rientro in Italia riapre ferite mai rimarginate, tra rapporti familiari difficili, accuse reciproche e un passato che Leone ha cercato a lungo di lasciarsi alle spalle. L’indagine diventa così non solo una ricerca della verità giudiziaria, ma anche una sfida personale, un percorso di confronto con ciò che è stato e con ciò che Leone potrebbe ancora diventare.
Accanto al protagonista si muove Amanda, amica di lunga data e figura fondamentale del romanzo. Trans brasiliana, diretta e senza filtri, Amanda rappresenta la coscienza critica di Leone: lo sprona, lo rimette in riga quando serve, lo sostiene senza mai indulgere nel vittimismo. Il loro rapporto, costruito su dialoghi brillanti e un’ironia costante, è uno dei punti di forza del libro e contribuisce a dare ritmo e leggerezza anche nei momenti più tesi.
L’indagine procede tra intuizioni, depistaggi e colpi di scena, mantenendo sempre un tono equilibrato che privilegia il coinvolgimento del lettore più che la complessità estrema del meccanismo giallo. Borchi sceglie di raccontare un mistero accessibile, in cui contano soprattutto i personaggi e le relazioni, senza rinunciare a una soluzione capace di rimettere in ordine i tasselli della storia.
Firenze fa da sfondo riconoscibile e concreto, spesso messa a confronto con il Brasile attraverso lo sguardo disincantato di Leone: due mondi diversi, due ritmi opposti, che riflettono lo stato d’animo del protagonista e la sua difficoltà a sentirsi davvero “a casa”. Lo stile è coerente con la voce narrante: ironico, a tratti irriverente, capace però di aprirsi a momenti più intimi e riflessivi.
Omicidio al lampredotto è un noir godibile, che si legge con piacere e accompagna il lettore fino all’ultima pagina senza perdere ritmo. Un romanzo che unisce mistero, ironia e un percorso di rinascita personale, consigliato a chi ama i gialli ambientati in Italia e i protagonisti imperfetti, alle prese non solo con un delitto da risolvere, ma anche con se stessi.
