Se tu non ridi più
“Non sono più un avvocato.” Amalia Carotenuto lo ripete da anni, eppure nessuno ha dimenticato i casi che hanno fatto di lei uno degli avvocati migliori di Napoli, pronta a gettarsi nel fuoco per difendere un innocente. Ma ormai quel passato è chiuso in una cella carceraria insieme a un dolore immedicabile e a una colpa che Lia non può perdonarsi, e della sua passione per il diritto sono testimoni solo gli studenti dell’università dove ora insegna. Un giorno di primavera, però, il corpo di una giovane donna viene ritrovato nel Parco della Rimembranza e il destino vuole che quella donna sia molto vicina alla sola persona capace di portare un po’ di allegria nella vita di Lia: Cetta Caracciolo, travolgente incarnazione della più esuberante femminilità partenopea nonché figlia della principessa Matilde Brancaccio vedova Caracciolo. E se sono Cetta e la sua nobilissima madre a chiederle di indagare, Lia non può tirarsi indietro. Sarà così che – affiancata dal suo fido assistente Picchio Malatesta, tassista per necessità e investigatore privato per vocazione – Lia si avventurerà tra i pettegolezzi e le scabrose verità dell’alta borghesia campana, dentro il dolore silenzioso di una famiglia, attraverso passioni e ossessioni con cui è giunto anche per lei il momento di fare i conti. Tra le sontuose dimore di Posillipo e il carcere di Poggioreale, Barbara Perna mette in scena le vicende di una dinastia di imprenditori della pasta e un delitto che sembra spegnere ogni sorriso. In queste pagine l’irresistibile verve brillante di cui è maestra si mescola però alla narrazione di un’umanità dolente, dominata dalle passioni, incapace di perdono. Se tu non ridi più è così un giallo che – attraverso i personaggi di due madri ferite – ci interpella sul significato della giustizia, sulla possibilità che essa sia lo strumento che ricuce gli strappi e non quello che condanna in modo inappellabile.
E so il male che sto per fare, ma la passione in me è più forte della ragione: e la passione è la causa delle peggiori sciagure nel mondo
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Una storia molto diversa da quelle che riguardano Annabella Abbondante, la protagonista dei primi tre libri di Barbara Perna, quella che leggiamo in “Se tu non ridi più” e non ne sono molto sorpresa. Ho trovato una storia profonda, che provoca riflessioni, di quelle esistenziali. Una lettura che fa bene, che arricchisce e non consola. Ero certa che prima o dopo avrei letto qualcosa del genere dalla penna di Perna. Che fosse brava a scrivere mi è stato chiaro dal primo romanzo letto, che l’ironia fosse una sua cifra mi era altrettanto chiaro. Che nel mondo del giallo, lei e le altre scrittrici che appartengono alla categoria di scrittrici di “cosy crime” fossero viste come appartenenti ad una sotto categoria mi è sempre sembrata una stupidaggine. Faccio parte della categorie di lettrici cui non interessa incasellare il libro in una categoria, nel mio caso mi affido completamente alle mie sensazioni e se la lettura procede velocemente e ho voglia di continuare, le sensazioni sono di un certo tipo e le domande si rincorrono nel mio cervello, beh, esattamente in quel caso so che la storia non mi deluderà e potrò consigliarne la lettura.

Barbara Perna non abbandona l’ironia che è una sua caratteristica ma la inserisce nel racconto di un’indagine che Lia, Amalia Carotenuto che da anni afferma: “Non sono più un avvocato” e si è reinventata docente universitaria, accetta di svolgere perché è stata Cetta, la migliore amica che abbia, e la di lei (Cetta) madre, Matilde Brancaccio vedova Caracciolo, a chiederle di occuparsene. Questo suo non ritorno alla professione, fa felice Picchio Malatesta, suo collaboratore, che si è reinventato taxista, ma che è molto meglio come investigatore. Addentrandosi nel caso, Lia si trova suo malgrado costretta a fare i conti con un dolore immenso che si porta dentro, che non riesce a superare, affrontandolo con durezza. A prescindere dall’indagine sul fatto criminoso, la bravura di Barbara Perna sta, a mio avviso, nella costruzione e nello sviluppo dei personaggi, nei dialoghi. Tutta la storia è credibile, viva e dolente, tragica, come solo la vita vera può essere ma allo stesso tempo, per fortuna, non manca l’ironia che aiuta a tornare a respirare normalmente e strappa un sorriso.

Lettura consigliata.

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