Genere:
PICCOLI ATTI DI MISERICORDIA
Boston, estate 1974. Per contrastare le discriminazioni e l’odio fra le etnie, le autorità impongono a molti ragazzi delle scuole frequentate dagli afroamericani di trasferirsi nelle scuole dei bianchi e viceversa, alimentando tensioni e proteste. È in questa estate torrida e tumultuosa che Mary Pat Fennessy precipita di nuovo nell’inferno. Quarantadue anni passati fra le case popolari dell’enclave irlandese-americana di Southie, ha perso il primo marito giovanissima, e poi un figlio per overdose. Ora le resta solo l’adorata figlia Jules, un fiore di diciassette anni. Ma una notte, dopo un’uscita con gli amici, Jules non rientra a casa. Quella stessa notte, un ragazzo nero viene trovato morto sulla banchina della metropolitana del loro quartiere. Cosa ci faceva all’alba in una zona di bianchi? E soprattutto, perché nessuno sa dov’è Jules? I due eventi hanno forse un legame? Cercando una risposta a queste domande, Mary Pat inizia un viaggio alla ricerca della verità. Un viaggio che diventa sempre più angoscioso e animato da una rabbia furente. Perché Mary Pat è una madre, e una madre è disposta a tutto pur di ritrovare la propria figlia, anche a porre domande giuste alle persone sbagliate, infastidendo il boss della mafia irlandese Marty Butler. Finché, tappa dopo tappa, la sua ricerca disvela abissi di verità impensabili…
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Anni ’70: Stati Uniti d’America e razzismo. Anni ’70 ma le cose non sono certamente cambiate, assistiamo ad un binomio che non è mai cessato. Fare gli straordinari, avere un secondo lavoro per poter sopravvivere questa è la condizione normale per chi vive a Boston, e sicuramente non solo lì. Un razzismo che le autorità pensano di arginare imponendo provvedimenti che la popolazione, di qualunque origine, non accetta, in particolare quella bianca, quella irlandese, che subisce in quanto chi ha il potere decide per tutti. Una situazione che va all’insegna della  rassegnazione e dell’impotenza: “ che ci puoi fare “; “ al mondo non c’è abbastanza fortuna per tutti “. Leggere queste pagine fa capire che il razzismo c’entra fino ad un certo punto, anzi non c’entra per niente, siamo di fronte alla classica situazione di poveri che se la prendono con altri poveri; il degrado dei quartieri che divengono zone da sottoporre allo scontro razziale, al controllo dello spaccio, con l’eroina che ti fa apparire la realtà fantastica nonostante faccia schifo, che imperversa, e le conseguenze nefaste derivanti dalla guerra in Viet- Nam; quartieri che hanno propri valori proprie regole che divengono i loro quartieri, le gang di ragazzi; quartieri nei quali essere visti in compagnia degli “ sbirri “ non è cosa gradita, e che le forze dell’ordine non sono altro che una forza d’occupazione che usano la forza visto che hanno la capacità di relazionarsi con la gente; con poliziotti corrotti,  politici ed alcuni membri dell’FBI nei libri paga della criminalità. Un romanzo con al centro le dinamiche che si sviluppano attorno ad un ragazzo nero finito sotto un treno della metropolitana, finito come ?, ed una ragazza bianca scomparsa e come questi due fatti possono essere collegati tra loro. Un personaggio al femminile caratterizza queste pagine, Mary Pat, una donna che va contro tutto e tutti, che mette al primo posto il suo essere madre. Quell’essere madre che segna la storia ovunque nel mondo, con un cuore andato a pezzi ed allo stesso tempo indistruttibile; che arriva a mettere in discussione la guerra ai “ negri “ ed entra in collisione con la banda più temuta; esperta di odio fin da quando è nata. Un romanzo consigliato anche da Stephen King, cosa vogliamo di più, addirittura il Financial Times mette Lehane in pole position con Don Winslow nel contendersi il primo posto nell’essere l’autore di crime statunitense più letto, a questo punto non rimane che, per chi non l’ha già fatto, di leggere questo libro.

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