Sardegna, Alta Ogliastra, Saruxi, un luogo idilliaco: boschi e montagne, un lago bellissimo, paese curato pieno di fiori. E proprio lì, un delitto atroce che sporca tutto. Un giovane ragazzo accoltellato, un motoscafo, tanto sangue. Una famiglia distrutta, genitori che si ritrovano a vivere l’incubo più grande: sopravvivere al proprio figlio.
Le indagini, però, da subito si complicano. Il motoscafo è di proprietà dell’ ex sindaco del paese, ora consigliere regionale in predicato di poter essere il futuro presidente della regione. Mara Rais ed Eva Croce vengono chiamate ufficialmente per aiutare i carabinieri locali, ma in realtà c’è un altro motivo, più politico: l’uomo è già nel mirino per un’indagine importante sulle infiltrazioni mafiose nel territorio, legate allo sviluppo dell’energia eolica, e quindi l’omicidio del ragazzo deve essere risolto al più presto, senza troppo clamore per evitare che l’indagine più grande e più “importante” ne possa soffrire. “Due forestiere, come noi, senza legame col territorio e con quella comunità, rappresentano una scappatoia per blindare il caso e soprattutto per non compromettere l’indagine alla base del commissariamento, in vista di un futuro processo.” Questo dice Mara Rais, sempre molto capace e intuitiva, alla collega Eva Croce. Le due ispettrici non sono nelle condizioni di sottrarsi alla richiesta che proviene da un pool di magistrati e quindi partono alla volta del paese.
E qui per me arriva il cuore del libro. Perché Pulixi, in questo nuovo capitolo della serie, mette davvero a nudo l’anima delle sue due ispettrici. Il loro rapporto viene spinto al limite, in un viaggio che è tanto professionale quanto personale. Quanto puoi fidarti della persona con cui condividi ogni indagine? Quanto della tua vita privata, dei tuoi dolori, puoi mostrare? Per risolvere il caso devono mettere da parte tutto e scavare nelle vite degli altri, ma quando inizi a dubitare anche della tua collega, tutto diventa più difficile, più doloroso e umanamente straziante. Piergiorgio Pulixi in questo libro mette al centro il rapporto fra le due ispettrici, Vito Strega e Bepi Pavan non partecipano alle indagini anche se sono sempre presenti, sopratutto il primo.
Come sempre quando leggo Pulixi, resto colpita dalla sua capacità di entrare nella psicologia dei personaggi, soprattutto di quelli femminili. In questo libro, in particolare, il tema del rapporto madre/figli è trattato con pagine bellissime e strazianti, che ti prendono allo stomaco. Le indagini non sono facili: ci sono ragazzi in pericolo, segreti inconfessabili, false piste. E lui scrive di tutto questo trovando sempre le parole giuste, cesellandole con una precisione che ti tiene incollata alle pagine.
Il risultato è un libro che ti spinge ad andare avanti, pagina dopo pagina. Che in alcuni momenti ti sconvolge per la sua brutalità, in altri ti strappa un sorriso ironico e in altri ancora – tanti – ti fa vivere da dentro lo strazio di un lutto o lo sconforto di una madre che vede messo in discussione il suo ruolo.
Piergiorgio Pulixi è una certezza. I suoi libri sono da leggere, e da far leggere.


