Eccoci di nuovo con Roversi che rimette mano a una nuova indagine con protagonista Radeschi. Proprio lui il giornalista con il GIALLONE vespa 1984, compagno inseparabile e con l’arrotolata, la sigaretta “ fai da te “, ed il sito “ Milano nera “. Un Radeschi immerso nella nostalgia per l’infanzia ed i suoi luoghi. Abituato a parlare ad alta voce per cercare di rimettere ordine nei pensieri, ci si addentra nei meandri della tecnologia mediatica, in cui la sicurezza informatica raggiunge alti livelli; allo stesso tempo veniamo messi di fronte a quelle domande a cui un buon giornalista dovrebbe attenersi: chi, cosa, dove e perché? Un luogo, su tanti, è caratteristico della ricostruzione descritta da Roversi: il Bar Binda nel quale, come il barbiere di zona, vivono idee e sospetti, un luogo perfetto per voci e mezze verità. Un bar che può essere considerato una via di mezzo tra l’ormai famoso Bar Sport di Benni ed il Barlume di Malvaldi. Una storia/indagine che si dipana dal Po, che divide non solo geograficamente, al defunto di turno, proprietario di un famoso salumificio. Una storia/indagine che ripresenta caratteristiche emerse 60 anni prima, quasi una replica maniacale. Un killer o un imitatore perfetto? Una indagine che si avvita su se stessa senza arrivare a nulla. Un noir accompagnato da ricette meravigliose della tradizione gastronomica della Bassa e da notti di oscurità, senza luna. Mi permetto di dire che con questa nuova indagine, nella gara Radeschi/Botero è quest’ultimo che passa decisamente al 1° posto. Sarebbe interessante se un giorno Roversi li facesse incontrare.

Giallo
Nel panorama del thriller contemporaneo, pochi autori riescono a mescolare la cruda brutalità con l’eleganza narrativa come fa Pierre Lemaitre. Con Irène, secondo capitolo della

