Venezia, la superluna d’agosto, un equipaggio di vogatori, la mente vola e visualizza. Però, non sarebbe un giallo se non ci fosse un elemento che stona nell’idilliaco paesaggio. E infatti, un remo “pesca” un cadavere. La voglia di lasciarlo lì, per non avere rogne, per non perdere tempo, è tanta, ma uno dei vogatori è un poliziotto e non può lasciar perdere. Prima di tutto però chiama l’ispettrice Luana Bertelli, perché sa che è la persona giusta per l’indagine, è una tosta che non molla. L’ispettrice non è particolarmente contenta, sarebbe il suo giorno libero ma il dovere chiama e lavorare la distrae dalla sua vita non proprio nel suo momento migliore.
Inizia così il giallo che ci confeziona Fulvio Ervas che messo in pensione Stucky, ci fa conoscere un nuovo personaggio, l’ispettrice Luana Bertelli del commissariato Cà Rossa a Mestre. “Il commissariato di Cà Rossa è circondato da condomini e da una scuola pubblica, e fronteggiato da un negozio di materassi. Con il suo rosso mattone, una sorta di fragolone maturo nel cuore della città, ricorda certi edifici del passato, case per matti, seminari di montagna, rifugi per artisti in declino. Tutto, tranne che un luogo deputato alla pubblica sicurezza.”
Bertelli è dotata di spirito di osservazione, molto intuito e scarsa attitudine ad attenersi alle procedure. tenuta a freno, in qualche modo dal suo capo, il commissario Finzi, credo sia un personaggio che ben si adatta ad una serie. Luana vive a Marghera, lavora a Mestre e si muove per quanto non ancora benissimo a Venezia. Ambientazioni che si prestano molto bene a prossime storie.
Il cadavere che è stato ripescato è di un ricercatore universitario Tommaso Vianello, le indagini stentano a partire. Vianello, attivista ambientale, assieme ad altri denuncia, su un sito dal nome “Pantegania” i mali di Venezia, potrebbe essere proprio questa la pista da seguire, le sue denunce potevano aver dato fastidio a qualcuno. Quando poi viene rinvenuto un secondo cadavere, il lavoro per gli investigatori si complica.
Leggendo si comprende che “L’insalvabile” del titolo è proprio Venezia, in grande pericolo, stretta com’è nella morsa del turismo di massa, persa la sua natura, con sempre meno abitanti.
Non si può ignorare la forte componente sociologica del libro, le contraddizioni di Venezia ci sono tutte ma si comprende bene l’amore di Ervas per la città. Nel libro è inserito un racconto, che vede la città in mano ai topi, che ho molto apprezzato.
Di Ervas mi piacciono la scrittura e il ritmo che dà ai suoi romanzi. Anche in questo libro è così e ne sono stata molto contenta. La storia è credibile, ben sviluppata e anche il personaggio non è male. In qualche caso l’autore fa “staccare” l’ispettrice dall’indagine per raccontarci altro, mentre leggevo le “divagazioni” mi erano sembrate troppe, poi, a libro finito, ho pensato che tutto sommato queste deviazioni vanno bene per due motivi: i capitoli sono brevi e quindi i racconti che riguardano la persona, non fanno perdere il filo delle indagini e quando leggiamo del poligono o della vita privata (amori e amicizie) abbiamo elementi in più per conoscere il personaggio a tutto tondo.
Lettura consigliata.
Libro preso in prestito dalla biblioteca Tartarotti di Rovereto


