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LE COORDINATE DEL MALE
Un viaggio nelle ragioni, nelle coordinate del male, nelle sue inquiete correnti alternate, nel suo oceano di contraddizioni e circostanze, là dove possedere una bussola è arbitrario, perché parliamo e trattiamo di complessità… Questo lavoro intende indagare, in una prospettiva integrata che intreccia i saperi propri del servizio sociale penitenziario, della criminologia forense e della pedagogia della devianza, quelle che sono le ragioni e, appunto, le coordinate dell’azione dissociale e criminale. L’analisi parte da quella che è una introduzione sull’eziologia del male e criminogenesi, per poi passare a quello che è il fondamento rieducativo nel nostro ordinamento penitenziario, partendo dalla base costituzionale rappresentata dall’art. 27. Le prospettive e possibilità che interessano una pedagogia costruttiva riferita al campo della devianza, con riferimento peculiare al segmento degli aggressori sessuali, vero banco di prova arduo rispetto ad una azione riabilitativa sia sul piano sociale che educativo. L’indagine sul male passa anche attraverso concreti esempi ricavati dalla cronaca nera recente, come l’omicidio di Lecce e il caso di Luca Varani, per poter corredare la ricerca con dati empirici e un riferimento al presente: l’abisso del male è quello specchio in cui temiamo di riconoscerci, ma che rimane parte e riflesso dell’uomo nella sua complessità. Prefazione di Antonio Maria La Scala.
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Recensione a cura di Manuela Fontenova

I lettori di thriller, di gialli o di noir sono giornalmente alle prese con omicidi, sparizioni, atti criminali, ci perdiamo tra le pagine di un romanzo rincorrendo i pensieri dell’assassino, spesso senza avere gli strumenti per comprenderli davvero. Leggiamo per intrattenimento, per diletto o necessità senza porci domande il più delle volte: ma se volessimo arrivare alla radice dell’atto criminale? Se volessimo destreggiarci tra le ombre della psiche umana pur non essendo professionisti del settore, come potremmo fare? Io ho scelto di leggere un saggio e mi piacerebbe parlarvene.

Si tratta dell’opera prima di Alice Mignani Vinci, criminologa forense che ha intrapreso per noi un viaggio nelle “Coordinate del male” cercando di spiegarci da dove si origina il male, come possa scaturire la violenza che conduce poi ad atti criminali, quali sono le motivazioni sociali, economiche e culturali che fanno da terreno fertile per l’insorgere di devianze e delinquenza.

Per fare questo l’autrice ricorre alla legge, a studi specifici condotti sul tema e alla sua esperienza come professionista.

La cattiveria, come ci spiega, non è un qualcosa di straordinario ma anzi è banale, e più ordinaria di quanto si possa pensare. Possono esserci situazioni o contesti che agiscono da catalizzatori? Sicuramente il tessuto sociale ed economico, un tempo erano molto accreditati gli studi di Cesare Lombroso che vedeva nelle caratteristiche anatomiche degli uomini l’origine di comportamenti violenti, oggi queste teorie sono sorpassate e ci si concentra maggiormente su fattori esterni.

Due punti ho trovato particolarmente interessanti nel testo della Dottoressa Mignani Vinci: il tema della finalità della pena e il concetto di empatia. Ma andiamo per gradi.

L’articolo 27 della Costituzione Italiana che tratta del fondamento rieducativo della pena recita “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Da quanto si evince la pena non deve dunque avere una finalità meramente detentiva ma in primis rieducativa e finalizzata al reinserimento, laddove possibile, del reo nella società. Questo è sicuramente un aspetto molto dibattuto non solo a livello giuridico ma anche nell’opinione pubblica: come si può pensare di poter dare una seconda possibilità a chi si macchia di crimini tanto feroci? Proprio questa domanda mi ha spinto a leggere con grande interesse i capitoli dedicati all’argomento perché l’autrice riesce in modo esaustivo ma accessibile, a spiegare i pro e i contro di una pena detentiva e la vera finalità di una pena rieducativa e in qualche modo riabilitativa. Ovviamente non sempre ciò è possibile, ma lo stesso Voltaire (citazione dal testo) diceva

“Sbattere un uomo in carcere, lasciarlo solo, in preda alla paura e alla disperazione, interrogarlo solamente quando la sua memoria è smarrita per l’agitazione, non è forse come attirare un viaggiatore in una caverna di ladri e assassinarlo?”

Un accenno a parte va per i cosiddetti Sex offenders, cioè coloro che commettono reati sessuali per i quali ovviamente il tema della pena si fa più spinoso, così come la riabilitazione delle vittime per le quali esiste una branca chiamata Vittimologia. Mi piacerebbe approfondire ma qui mi fermo per darvi l’occasione di leggere voi stessi il saggio e poter trarre conclusioni in merito.

Soffermiamoci sul titolo per parlare dell’altro aspetto che mi ha molto colpito: Le coordinate del male. Il deficit di empatia e l’assenza di rimorso. Partendo da una definizione del sentimento di empatia l’autrice ci spiega come si possa arrivare a compiere un gesto violento. Brevemente, l’empatia è la sensibilità di comprendere lo stato d’animo di una persona, di sentirne la necessità e saper dare una risposta a quel dato bisogno. Il criminale ha un deficit di empatia, non provando questo sentimento cosa fa? Deumanizza la vittima e non prova nemmeno rimorso. Come sopra di considerazioni ne avrei a bizzeffe ma benché non sia un romanzo, non vorrei anticipare e togliere gusto alla lettura.

Prima di chiudere vorrei aggiungere che nel libro troverete a supporto delle tesi trattate due tristi casi di cronaca, raccontati da tutt’altra prospettiva: Il delitto di Lecce (Antonio De Marco) e il caso Varani con un’intervista inedita della stessa autrice.

Avevo molto timore nell’affrontare questa lettura, timore del linguaggio tecnico, di passaggi poco accessibili ai non addetti ai lavori ma più andavo avanti e più mi ricredevo. Il linguaggio è sì tecnico ma spogliato di ogni difficoltà che possa impedirne la comprensione, le analisi sono lucide, chiare e molto esplicative. I temi sono estremamente attuali e interessanti, ma non solo, la trattazione spinge a farsi domande che esulano dalla “cultura” personale per spingerci a fare i conti con la nostra etica per arrivare anche a dover rivedere delle posizioni morali che mai avremmo messo in discussione. Un’opera prima di grande pregio, una capacità linguistica che guida il lettore tra scienza e legislatura con grande linearità. Un testo accessibile a tutti e particolarmente consigliato agli amanti del genere giallo o thriller.

Da leggere assolutamente!

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