Recensione a cura di Lidia del Gaudio Secondo capitolo di una saga (il primo è Default), il romanzo si presenta come un thriller tecnologico-distopico con radici profonde nella narrativa di formazione e nel noir familiare. Siamo in un mondo prossimo, devastato dal cosiddetto “Default”: il collasso sistemico dell’economia globale, sostituita da un regime di crediti sociali algoritmici, gestito dall’oscura Empusa Limited e dal misterioso “Project Devil”. Al centro di tutto, Giovanni Santoro: il genio informatico che ha scritto il codice del sistema e che ora ne è prigioniero, drogato con il RekoDrax, una sostanza che gli cancella progressivamente la memoria in una cella senza nome né tempo. Ma Galardo non si accontenta di un solo punto di vista. La vera protagonista del romanzo, e voce narrante principale, è Maria Angela Santoro, figlia di Giovanni: ventisei anni, un orecchio sfigurato da una pallottola, ingegnera quantistica che lavora da un bunker nel Dumbo di Brooklyn con il suo supercomputer “Vesuvio”. La “regina” della scacchiera paterna, una cacciatrice di verità che porta il peso di un cognome infamato e la rabbia di chi è cresciuta senza padre, o con un padre che il mondo ha dichiarato traditore. La struttura narrativa alterna linee temporali (New York 2026, Napoli 2023) e prospettive, con la voce febbricitante di Giovanni che filtra tra flashback e in un video-testamento finale di straordinaria potenza drammatica. È proprio in quel monologo conclusivo che il romanzo raggiunge la sua vetta emotiva: un padre che confessa alla figlia di averla manipolata fin dall’inizio, di averla usata come ultima pedina in una partita che lui ha contribuito a costruire e poi a sabotare dall’interno. “Ti ho lasciato un varco,” le dice. “Tu sei la regina. Tu sei l’ultima mossa.” Il finale aperto, con Maria che accede all’algoritmo e digita Hello, Father. I’m Lizard , è un coup de théâtre calcolato, che lascia il lettore in sospeso tra sollievo e vertigine. Galardo scrive con una prosa tesa, cinematografica. Le descrizioni degli ambienti, il bunker gelido di Brooklyn, la villa di Posillipo carica di odori di cera e potere, la cella senza finestre dove Giovanni conta i secondi ossessivamente, hanno una densità sensoriale che colpisce. L’autore sa costruire l’atmosfera. Sa anche, quando serve, rallentare il ritmo e fare entrare il lettore nella testa di personaggi attraversati da traumi complicati, contraddizioni irrisolte, affetti negati. Nelle scene di dialogo più accese, molte, spesso brillanti, emerge una napoletanità di fondo, autentica nelle scansioni emotivo-dialettali (il nonno avvocato, De Prisco, che passa all’italiano quando finge controllo e scivola nel napoletano quando perde la maschera), che sconfina nella teatralità. Tematicamente, Galardo pone al centro una domanda che è già nell’aria del nostro tempo: chi decide il valore di una persona? Un algoritmo, un credito, un punteggio? La distopia del “Default” è costruita su paure concrete: la sorveglianza, la sparizione della privacy, la dipendenza dal digitale, la colonizzazione della memoria. Il RekoDrax, la droga che cancella i ricordi di Giovanni, funziona come metafora potente di quello che i sistemi totalitari hanno sempre voluto fare, seppure con mezzi diversi. Oltre questo, una riflessione più personale, quasi manifesto poetico, con cui Galardo ci dice che la scrittura è l’unica tecnologia che l’algoritmo non può sostituire. In conclusione, L’algoritmo del male è un romanzo generoso. Galardo sa scrivere, sa costruire personaggi con spessore, sa tenere il lettore agganciato attraverso colpi di scena genuini. La saga ha un’identità riconoscibile, napoletana, tecnologica, familiare, morale, e un respiro più lungo del singolo volume. Chi non ha già letto Default potrà comunque seguire la storia, chi lo ha letto troverà una ricompensa complessa, e qualche nuova, scomoda domanda sul presente. Il gioco non è finito. Non ancora, dice Maria nell’ultima pagina. E in effetti no.
Trama Due uomini fuori dal comune, amici da un’intera vita – un famoso avvocato penalista e un celebre medico accusato di omicidio – nell’ultimo faccia

