Mai copertina di un romanzo fu più evocativa del suo personaggio, perché io Il Pinguino me lo immagino esattamente come è ritratto nella copertina del romanzo.
Un personaggio singolare Gualtiero Bova, dal ritmo lento se cosi vogliamo definirlo ma incalzante nel ragionamento.
Un uomo che ha sofferto e soffre ma che ancora qualche piacere della vita, culinario direi, se lo concede.
Singolare anche il tema dell’indagine che il Pinguino si trova ad affrontare in questo romanzo, e che all’inizio mi ha lasciata un po’ perplessa, lo ammetto.
ma come ei migliori noir e come ci insegnano da sempre, un libro non si giudica dalla copertina e in questo caso direi che un’indagine non si giudica dalle sue prime battute.
I temi affrontati sono molto più che attuali e legati all’infanzia, volutamente non aggiungo altro, e sono temi di cui la cronaca non se ne occupa affatto ma che sono gravi e reali.
Gualtiero Bova si troverà a dover mettere insieme i pezzi di un puzzle dove qualche incastro è all’apparenza perduto e dovrà anche affidarsi a metodi poco ortodossi giacché le vie ufficiali spesso sono lunghe e difficili da praticare quando in gioco ci sono vite umane, di piccoli esseri umani.
La scrittura di orso Tosco segue molto il ritmo del personaggio, è apparentemente lenta ma costante come Gualtiero che sembra non fare passi avanti ma invece pian piano tutto torna.
Anche la metafora finale della ” controra” che in Puglia è detta ” forora” è una metafora della vita e della storia narrata e che verrà narrata, perché il finale è tutt’altro che scritto.
La lentezza e il riposo come simbolo del rifiorire dell’animo umano.
Buona lettura

