Recensione a cura di Edoardo Todaro
“Lasciare la strada vecchia per quella nuova “ un detto che si addice a Bruno Morchio.
Siamo stati abituati a leggere le indagini portate avanti dall’investigatore dei carrugi, Bacci Pagano, ed ora Morchio ci porta una novità. Ci sono tutti gli ingredienti del buon esordio nelle file del “ GIALLO MONDADORI “.
Il pettegolezzo, caratteristica fondamentale della vita di un piccolo paese; un vecchio professore, alla vecchia maniera senza cellulare, trovato morto, che vuol dire ucciso; la badante/governante di questo, Natalia, principale sospettata essendo l’unica erede, ucraina scappata a causa della guerra.
Ecco quindi, emergere una inedita coppia di investigatori sulle tracce de “ il misterioso omicidio del professore “: un giovane giornalista, Serafino, ed un guaglioncello dodicenne, Filippo, nel pieno della propria tempesta ormonale che si manifesta verso Natalia e che, non solo le studia tutte, ma assume le caratteristiche del buon investigatore ponendosi le classiche mille domande tutte da verificare; un dodicenne fuori dalla normalità.
Una vicenda nella quale sono dominanti i luoghi comuni dell’oggi, come ad esempio che l’omicidio avvenuto, in una valle di morti di sonno, non può che essere il frutto avvelenato di un’immigrazione clandestina, una vicenda tra un belin e l’altro e la messa in discussione della società di oggi che Morchio assolve alla perfezione.


