IL PREDATORE
Una notte, sulla montagna sopra il borgo di Cimalta, accade un fatto di sangue orribile. Una strage destinata a sconvolgere per sempre la vita in paese. Le pulsioni represse e le paure ataviche trovano di colpo libero sfogo ed è a quel punto che comincia la caccia al mostro. La bestia. L’orso. Mentre i fucili sparano, s’intrecciano le vicende di quattro uomini in carriera, sulle cui esistenze gli artigli assassini hanno lasciato il segno più profondo: il potente sindaco che sogna lo scranno più alto della politica regionale; uno stimato cardiochirurgo che sogna di diventare primario; un commissario di provincia che sogna di diventare questore; un prete ribelle che sogna di ritrovare la fede. E quando il cerchio dei cacciatori in battuta inizierà a chiudersi inesorabile attorno al mostro, sarà forse troppo tardi per capire che il gioco, per tutti, è a perdere, e che ogni predatore, uomo o bestia, prima o poi rischia di diventare esso stesso preda
Cimalta. Amena borgata di montagna. Forse.
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Raccontando la storia di una “tragedia” che sconvolge un paesino di montagna, Cimalta, Marco Niro ci fa vivere una storia che nasconde una verità che tutti dovremmo tenere bene a mente: è l’essere umano, capace di nefandezze senza uguali, l’animale da temere.

Ci sono tutti gli elementi di una storia che ci fa esplorare l’animo umano, ci fa conoscere uno spaccato delle dinamiche che si innescano in posti piccoli, rurali, dove le autorità sono il sindaco e il prete, dove si fa presto a far circolare notizie false, dove le credenze si alimentano con il detto e non detto, dove al potente di turno si concede tutto, perché è lui che ha in mano il benessere delle persone, del luogo. Chi per qualche motivo si oppone, paga, non necessariamente con la vita, ma viene messo all’angolo, bollato.

Marco Niro lo conosciamo per il suo lavoro con il collettivo di scrittura Tersite Rossi, si misura con una storia noir con schizzi thriller ma fa sentire la propria voce, diversa, com’è giusto che sia, da quella usata dal collettivo.

In questo libro troviamo descritte relazioni umane, il potente dall’ego smisurato che fa quello che vuole, la ricerca del potere, il prete senza più fede, coraggio e prospettive, l’alcolizzato che vede lontano, un cardiochirurgo che sconvolgerà la propria vita, la comunità che autoalimenta leggende e che acriticamente accetta quello che il potente decide, anzi ne invoca il decisionismo. Intrecci fra potere e malavita, le conoscenze, gli aggiustamenti, il populismo. A tratti sembra essere il paese che racconta, che fa sentire la propria voce e anche in questo la forza delle parole di Marco Niro si fa sentire. “C’era una volta, e c’è ancora, un paese di nome Cimalta, una manciata di case sfrontatamente addossate alla costa della montagna, novecentoventi metri sopra il livello d’un mare che alcuni dei suoi tremila abitanti non avevano mai visto.”… “Era tutto levigato, a Cimalta, tutto conciliato, tutto ordinato, tutto civile. All’apparenza.”

È il tipo di lettura che mi è congeniale, la profonda provincia, il paese con le sue dinamiche, tutto raccontato con una scrittura molto curata, con parole dure e dirette, tipiche di una certa narrazione, che si occupa degli ultimi, dei perdenti, tema molto caro allo scrittore. È una spietata critica della provincia, è il discostarsi, fare a pezzi la visione idilliaca dei paesi da cartolina, dove il fatto di vivere a contatto con la natura sembrerebbe rendere più puri.

Lettura consigliata.

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