Potevamo aspettarci Biagio Mazzeo, Mara Rais o Eva Croce? No, Pulixi, scrittore ormai affermato nel panorama noir italiano, con Carlotto, e non solo come la dedica a Lucarelli ci indica, come riferimento, si cimenta introducendoci una nuova coppia di investigatori: Daniel Corvo, poliziotto serio e metodico, la perfezione fatta a persona che fa del lavoro una vocazione, che non giudica, non accusa, ma cerca di capire, che privilegia lo studiare i comportamenti di coloro che sono i possibili colpevoli; Viola Zardi, con il vizio della ludopatia che la rende schiava, con i conti in rosso.
Un noir, che ammetto, inizialmente, come si suol dire non prende, ma altrettanto, ammetto, che l’andare della lettura è un crescere di adrenalina che non ti lascia fino alla fine. Un killer che trova soddisfazione a “ giocare “ con gli investigatori, un criminale che gioca con le loro menti. Investigatori diversi tra loro nel modo d’essere, ma in fin dei conti, in sintonia nel cercare ed individuare, il killer.
Pulixi ci descrive un territorio, presunto o vero che sia, con le sue mutazioni, spesso indotte dalle speculazioni.
Un noir che non può esimersi dall’affrontare l’oggi, e quindi l’affrontare il bullismo. Un romanzo che a mio avviso vede Pulixi essere Daniel, un noir che evidenzia il dolore come strumento per muovere i sentimenti ed il lutto che diviene giustizia.
Ma lasciatemelo dire: al centro dell’indagine c’è una gatta, Dior. Dopo aver letto “ Il nido del corvo “ vien da domandarsi cosa s’inventerà l’ottimo Pulixi la prossima volta, che metterà mano ad un altro noir?.


