E VERRA’ UN ALTRO INVERNO
 Bruno Manera e Federica Pesenti sembrano una coppia felice. Lui è un ricco cinquantenne, lei di anni ne ha trentacinque ed è l’erede di una dinastia di imprenditori della “valle”, operoso distretto del Settentrione dove dominano i maggiorenti, l’élite dei capitani d’industria che ha costruito l’ordine del duro lavoro per tanti, del profitto per pochi e delle menzogne per tutti. Su insistenza di Federica, Bruno accetta di trasferirsi in paese, varcando la frontiera invisibile della provincia profonda. Ma quando Manera comincia a subire una serie di gravi atti intimidatori, la situazione precipita. Ad aiutarlo c’è solo Manlio Giavazzi, un vigilante dalla vita sfortunata, convinto che certe faccende vadano risolte tra paesani. Poi il caso gioca un tiro mancino e in una girandola di fulminanti colpi di scena scivoliamo nelle pieghe di un mondo marcio – il nostro – in cui l’amicizia è il vincolo di un’associazione a delinquere, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale. Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l’avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi. Nel segno della fatalità sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all’enigma che nessuna detection può risolvere: il mistero di chi siamo davvero.
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Massimo Carlotto è considerato, a ragione, un rifermento fondamentale per il noir “ nostrano”. Anche con “ E verrà un altro inverno “ questa considerazione si rivela esatta. Sotto la lente d’ingrandimento di nuovo, il Nordest italiano. Una zona del paese che è sinonimo di ricchezza economica, anzi di arricchimento economico. Un Nordest che tra l’altro è stato anche un titolo per un noir uscito nel 2007 ad opera proprio di Carlotto, con Marco Videtta.Ciò che emerge, tramite un fatto apparentemente banale, è proprio l’ambiente costituito da relazioni costruite da un sistema economico che non si pone problemi nel rendere false amicizie, amori, addirittura questi ultimi sono concordati, ecc… visto che ciò che è importante è quello e quanto  ti puoi permettere e non ciò che sei. Tutti i protagonisti di questo noir si coinvolgono a vicenda, introducendosi l’uno dopo l’altro in un meccanismo che nessuno può fermare, un effetto a catena dirompente per gli equilibri paesani. Troviamo il consulente finanziario, l’imprenditore del settore immobiliare, la famiglia ” maggiorente “, e proprio per questo strafottente, che vive agiata in valle, due giovani che attratti da un presunto guadagno facile si prestano al malaffare, lo sfortunato del paese che si mette in gioco per, finalmente rifarsi una vita, la violenza come codice di comportamento, la crisi economica che si fa sentire e l’inattesa piega degli eventi. La filosofia che contraddistingue il tutto: “ …. È una faccenda che va risolta tra paesani “ della serie “ i panni sporchi si lavano in famiglia “. E comunque attenzione ai marron glaces, ci sono loro ed anche questi hanno la loro importanza in questo noir.

 

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