Free Queens
«Il mio nome è Jasmine Dooyum. Tra poco compirò quindici anni, e voglio vivere». È durante un’inchiesta sulla prevenzione dell’AIDS nel mondo della prostituzione che la giornalista Serena Monnier incontra Jasmine, nigeriana, una sopravvissuta pronta a resistere a chi attirandola con promesse ingannevoli l’ha resa una schiava del sesso. Sconvolta, Serena parte per Lagos, determinata a ricostruire il viaggio di Jasmine e seguire le tracce di una vasta rete di sfruttatori, nello stesso momento in cui a Kaduna, nel Nord del paese, il sergente Oni Goje scopre i corpi di due giovani prostitute gettati nudi tra la spazzatura. Con l’aiuto delle attiviste di Free Queens, una ong che lotta per i diritti delle donne, Serena comprende rapidamente l’incredibile portata del racket criminale che prospera grazie al mercato del sesso. Quel che è peggio è che una multinazionale ne fa, sotto gli occhi di tutti, un’arma commerciale particolarmente efficace, vendendo i corpi delle donne per vendere meglio i propri prodotti. In questo thriller politico, ispirato a fatti reali, Marin Ledun ci mostra come la spinta ad arricchirsi porti l’uomo a ridurre l’umanità a un bene di consumo. Ma questa volta il cinismo capitalista e la corruzione politica dovranno fare i conti con l’incredibile coraggio delle donne, unite in difesa dei propri diritti e pronte a tutto pur di essere rispettate.
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Interessante l’ esordio per la nuova casa editrice che si affaccia al giudizio dei lettori: UBAGU PRESS. Un esordio che è definibile tra il noir e l’inchiesta sociale/thriller politico. Un romanzo che alterna gli avvenimenti indagati, tra la Francia e la Nigeria, Parigi e Kaduna, la città di dimenticati. Ledun per scrivere queste 400 pagine prende in considerazione fatti realmente accaduti, tenendo in considerazione un dato di fatto, la realtà è una vera fonte di ispirazione per coloro i quali ne vogliono far buon uso. Torniamo alla Nigeria, a Kaduna con industrie allo sfacelo e l’urbanizzazione,come la crescita demografica, all’arrembaggio. La Nigeria, il risultato di un’unione forzata di popoli incapaci di capirsi,non solo per le lingue diverse, e perle acconciature, con baraccopoli immense, vere discariche a cielo aperto dove regna miseria e morte e le differenze tra il nord ed il sud del paese, tra raffinerie di petrolio, ormai un monumento ai fasti del passato, le case di lusso i bar clandestini e la manodopera a basso costo. Un paese che deve fare i conti con la carenza alimentare, con l’aids, l’ebola, il covid 19,il hunvid 20 ( il virus della fame ) il fanatismo religioso di Boko Haram ed il flagello che imperversa: la prostituzione, un pozzo senza fondo per migliaia di donne, prostituzione che spesso è scelta volontaria per far fronte alla miseria, una tratta di giovani nigeriane gestita da poliziotti corrotti ed industriali affaristi. In questo panorama, centrale è la MB, il più grande stabilimento dei signori della birra con i suoi loschi affari per il controllo del monopolio dei profitti ricavabili,di fatto un modello sociale per la Nigeria, tra idealismo e business, con fini sociali di facciata. La birra che è divenuta il liquore dei poveri, e che, si dice, aiuterebbe sessualmente. Dicevamo della prostituzione: è rispetto al ritrovamento di due ragazze strangolate e buttate in una discarica abusiva che prende le mosse quanto scrive Ledun. E’ a questo proposito che entra in modo deciso il ruolo della Francia con il traffico di donne da rendere schiave, grazie ad una rete schiavista di sfruttamento della prostituzione. Quanto si legge, emerge dal coraggio di una 15enne e dal lavoro di una ONG nigeriana, FREE QUEENS che denuncia la diseguaglianza uomo/donna. Un thriller che valorizza, a ragione, la volontà e la determinazione delle donne in un paese governato da uomini per uomini. L’essere donna equivale all’essere oggetto, a subìre violenza: 1 donna su 4 ha subìto violenza sessuale, usata, spesso e volentieri per ottenere o conservare un posto di lavoro, e quindi non è un caso se “ noi donne nigeriane possiamo contare solo su noi stesse” è divenuto nel tempo un punto di vista condiviso. La Nigeria un paese caratterizzato dalla corruzione degli uomini addetti alla sicurezza, che hanno bassi stipendi,dove la polizia stupra ed ammazza coperta da autorità istituzionali, religiose e famiglie delle vittime, con il conseguente effetto collaterale del fiorire di milizie di autodifesa; ma a Kaduma troviamo il buono di turno: l’agente della stradale che investiga per conto proprio in un paese succube, come tanti altri, del

neocolonialismo occidentale. Neocolonialismo che è evidenziato dalla cooperante che mette in discussione il suo essere francese ed il vedere quanto accade con occhi francesi. La speranza ci viene data dai giovani in rivolta che mettono in discussione la vecchia classe dirigente. Non c’entra niente con la trama, ma degni di nota sono i riferimenti alle prelibatezze culinarie nigeriane.

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