Figli. Per i Bastardi di Pizzoflacone
«I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse». È una calda notte di luglio quando in via Egiziaca a Pizzofalcone un’automobile investe Francesco Cascetta e scompare. Nessuno ha visto niente, non ci sono telecamere che aiutino a capire cosa è successo. Un’anziana insonne ha sentito un tonfo, si è affacciata al balcone e ha notato il corpo, tutto qui. È un mistero anche il motivo per cui l’uomo – noto medico patologo – si trovasse in quella zona a un’ora tanto tarda. Ma è subito chiaro che a uccidere Cascetta non è stato un pirata della strada: qualcuno lo voleva morto. Scoprire il colpevole sarà compito dei Bastardi, la piú sgangherata e abile squadra di poliziotti della città. Le pressioni, al solito, non mancano. Se da un lato il loro lavoro è sempre sotto esame da parte dei superiori, dall’altro la loro vita privata non smette mai di complicarsi. I BASTARDI DI PIZZOFALCONE Luigi Palma, detto Gigi: vicequestore. Figli degli altri. Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: sostituto commissario in quiescenza. Figli abusivi. Elsa Martini, detta la Rossa: vicecommissaria. Figli impegnativi. Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore. Figli inquieti. Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo. Figli improvvisi. Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente. Il peso dei figli. Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente. Figli ipotetici. Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto. Figli degeneri.
i figli, come ti capitano, così te li devi tenere.
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

“I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse.”

Così si apre l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni dedicato ai Bastardi di Pizzofalcone. E già da questa prima frase si capisce che non sarà un giallo come gli altri.

La trama è quella classica: una calda notte di luglio, un’auto investe Francesco Cascetta, un noto medico patologo, e scompare nel nulla. Nessuno ha visto niente. A indagare sono i Bastardi, la squadra più sgangherata e abile della polizia napoletana. L’omicidio è un pretesto. La vera indagine, quella che de Giovanni conduce con la sua scrittura, è un’altra: è un’indagine sull’animo umano, sulle relazioni, sulle paure e sulle speranze di chi cerca di amare nonostante tutto.

Maurizio de Giovanni esplora il rapporto genitori/figli e lo fa con la sensibilità che gli è propria, scavando nelle pieghe più intime dei personaggi. Scopriamo che Gigi Palma, il vicequestore, è un “genitore degli altri”. Che Giorgio Pisanelli, il Presidente, ha un “figlio abusivo”. Che Elsa Martini, la Rossa, ha figli “impegnativi”. Che Giuseppe Lojacono, il Cinese, ha figli “inquieti”. E così via, per ognuno di loro. I Bastardi sono una squadra, ma sono anche una famiglia. Una famiglia disfunzionale, litigiosa, piena di difetti, ma unita. E in questo romanzo, de Giovanni ci mostra che anche una squadra di poliziotti può essere un luogo dove si impara a essere genitori, o dove si impara a essere figli.

Ma il libro va oltre. Ci mostra che genitori non si nasce, ma si diventa. E a volte lo si diventa per scelta, altre per caso, altre ancora per necessità. Ci sono genitori che non hanno figli, e figli che non hanno genitori. Ma l’amore, quello vero, trova sempre un modo per legare le persone, anche quando i legami di sangue non ci sono. Si può essere genitore anche senza avere figli, prendendosi cura di qualcuno. Un nipote, un amico, un collega più giovane. Perché la genitorialità, alla fine, è una questione di responsabilità e di amore, non di DNA.

E poi c’è Napoli. Pizzofalcone. La città che, come sempre, è molto più di uno sfondo. È un personaggio vero, che respira, che si muove, che accompagna i Bastardi nelle loro indagini e nelle loro vite.

La scrittura di de Giovanni è poetica, fluida, coinvolgente. In questo romanzo, diventa ancora più intima, quasi sussurrata, come se volesse confidarci i segreti più nascosti dei suoi personaggi. E le riflessioni sul tema della genitorialità ti restano dentro, anche dopo aver chiuso il libro.

I Bastardi, naturalmente, risolveranno l’omicidio. Ma non è questo l’importante. L’importante è il viaggio, le emozioni, le domande che il libro ti lascia. Questo è uno dei miei preferiti della serie, e lo consiglio a tutti, specialmente a chi ama i gialli che vanno oltre il giallo, che scavano nell’animo umano e che ti fanno sentire parte di una famiglia.

Perché, alla fine, i Bastardi di Pizzofalcone non sono solo poliziotti: sono noi.

Libro preso in prestito dalla biblioteca Tartarotti di Rovereto

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