“I figli. Forse quando non li hai non ne senti la mancanza, e quando li hai ti chiedi come facevi a vivere prima di averli. Forse.”
Così si apre l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni dedicato ai Bastardi di Pizzofalcone. E già da questa prima frase si capisce che non sarà un giallo come gli altri.
La trama è quella classica: una calda notte di luglio, un’auto investe Francesco Cascetta, un noto medico patologo, e scompare nel nulla. Nessuno ha visto niente. A indagare sono i Bastardi, la squadra più sgangherata e abile della polizia napoletana. L’omicidio è un pretesto. La vera indagine, quella che de Giovanni conduce con la sua scrittura, è un’altra: è un’indagine sull’animo umano, sulle relazioni, sulle paure e sulle speranze di chi cerca di amare nonostante tutto.
Maurizio de Giovanni esplora il rapporto genitori/figli e lo fa con la sensibilità che gli è propria, scavando nelle pieghe più intime dei personaggi. Scopriamo che Gigi Palma, il vicequestore, è un “genitore degli altri”. Che Giorgio Pisanelli, il Presidente, ha un “figlio abusivo”. Che Elsa Martini, la Rossa, ha figli “impegnativi”. Che Giuseppe Lojacono, il Cinese, ha figli “inquieti”. E così via, per ognuno di loro. I Bastardi sono una squadra, ma sono anche una famiglia. Una famiglia disfunzionale, litigiosa, piena di difetti, ma unita. E in questo romanzo, de Giovanni ci mostra che anche una squadra di poliziotti può essere un luogo dove si impara a essere genitori, o dove si impara a essere figli.
Ma il libro va oltre. Ci mostra che genitori non si nasce, ma si diventa. E a volte lo si diventa per scelta, altre per caso, altre ancora per necessità. Ci sono genitori che non hanno figli, e figli che non hanno genitori. Ma l’amore, quello vero, trova sempre un modo per legare le persone, anche quando i legami di sangue non ci sono. Si può essere genitore anche senza avere figli, prendendosi cura di qualcuno. Un nipote, un amico, un collega più giovane. Perché la genitorialità, alla fine, è una questione di responsabilità e di amore, non di DNA.
E poi c’è Napoli. Pizzofalcone. La città che, come sempre, è molto più di uno sfondo. È un personaggio vero, che respira, che si muove, che accompagna i Bastardi nelle loro indagini e nelle loro vite.
La scrittura di de Giovanni è poetica, fluida, coinvolgente. In questo romanzo, diventa ancora più intima, quasi sussurrata, come se volesse confidarci i segreti più nascosti dei suoi personaggi. E le riflessioni sul tema della genitorialità ti restano dentro, anche dopo aver chiuso il libro.
I Bastardi, naturalmente, risolveranno l’omicidio. Ma non è questo l’importante. L’importante è il viaggio, le emozioni, le domande che il libro ti lascia. Questo è uno dei miei preferiti della serie, e lo consiglio a tutti, specialmente a chi ama i gialli che vanno oltre il giallo, che scavano nell’animo umano e che ti fanno sentire parte di una famiglia.
Perché, alla fine, i Bastardi di Pizzofalcone non sono solo poliziotti: sono noi.
Libro preso in prestito dalla biblioteca Tartarotti di Rovereto

