Evocativo, scorrevole e dolcemente nostalgico: “Lunario sentimentale” può essere definito l’opera più matura, intima e sentita della numerosa produzione letteraria di Mauro Corona.
Strutturato quale raccolta di racconti e personali riflessioni, diviso in capitoli che corrispondono ai 12 mesi dell’anno, da gennaio a dicembre, “Lunario sentimentale” accompagna il lettore in un viaggio profondo attraverso la memoria dello scrittore.
Protagonista della narrazione è la voce del mondo contadino di allora, ormai quasi pressoché scomparso e rimasto solo nelle rimembranze dell’autore, il valore dello scorrere lento e cadenzato del tempo accompagnato dalle emozioni che donano le 12 stagioni di un anno, intriso dell’attenzione rispettosa e grata verso la Natura che le genti di allora non mancavano mai di manifestare e che Corona ama sottolineare in ogni capitolo.
Se le genti contadine di quel passato sono gli attori del libro, i mesi dell’anno ne sono l’habitat: si parte da gennaio, crudo, freddo, con la neve protagonista, il focolare acceso e le terre dei campi selvagge e ghiacciate, non ancora domate dall’aratro, in avanti, passando per un luglio caldo e fecondo, ricco di raccolti, fino ad arrivare a novembre che scorre lento nei giorni dall’attesa del mese più bello dell’anno, quel dicembre che chiude il calendario con la sua atmosfera di festa. Nelle pagine ritroviamo le emozioni e i personaggi che popolavano quegli anni, ma l’autore è molto abile nel “ricordare” senza mai ricadere nella nostalgia patetica. Un passato che sembra non possa essere mai esistito se non nei ricordi, ormai soppiantato dalla modernità del “tutto e subito”, del “meglio oggi che domani”, dei ritmi sin troppo veloci dei giorni odierni che ci lasciano alla sera stanchi e sempre un poco incompleti.
L’autore narra le vicende con una voce sussurrata, quasi dolce, senza mai alzare i toni, la narrazione è un canto, una carezza amorevole che si posa sui ricordi, il ritmo è lento e ogni parola è pensata e ha un significato profondo. Ma non c’è evidenza di pietismi, non c’è idealizzazione di un passato “perfetto”, e qui Corona, come solo lui sa fare, è abilissimo a raccontare i fatti senza fornire l’immagine di un tempo senza colpa o senza conseguenze. Fornisce invece uno specchio reale di quegli anni, li scolpisce come una scure fa con il ceppo e ci rimanda l’immagine di giorni intrisi di sacrifici e privazioni che però fanno parte del vissuto di ogni esponente del mondo contadino di allora.
Erano così le stagioni, i mesi, le giornate: vissute senza sconti, con quel poco che c’era ma paradossalmente grati dei doni quotidiani della campagna, dello stare assieme, dell’aiuto reciproco che diventava in un attimo comunità.
“Lunario sentimentale” è un libro che scorre leggero alla lettura, si assapora pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, stagione dopo stagione. E’ un libro che porta a profonde riflessioni sul valore delle piccole cose di una volta e ai confronti con la vita moderna che scorre a volte troppo veloce persino per ricordarsi di voltare le pagine di un calendario.
Non si sbaglia ad identificare questo libro una memoria “in vita” e “di vita”, un testimone che l’autore con la saggezza della propria età e l’orgoglio di aver fatto parte di quel passato rurale vuole consegnare al lettore affinché questi ne abbia cura e rifletta sul valore di ogni singolo istante. I disegni che accompagnano ogni capitolo sono di Matteo Corona, uno dei suoi 3 figli, decisamente un valore aggiunto alle pagine di questo bellissimo libro.