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Buonvino tra amore e morte
Dopo l’attentato subito da Veronica proprio nel giorno del loro matrimonio, il commissario Buonvino, straziato dal dolore, indaga insieme agli intrepidi e scombinati agenti del commissariato di Villa Borghese per capire se, colpendola, gli ignoti criminali hanno voluto mandare un segnale a lui o se nella vita di sua moglie si nasconde qualcosa che giustifichi una vendetta tanto efferata. Intanto, a piazza di Siena viene ritrovato il corpo di un uomo crivellato di proiettili, come se si fosse ritrovato davanti a un plotone d’esecuzione. Scavando nel passato della vittima, Buonvino risale fino a un tragico evento accaduto nel clima torbido e avvelenato dagli intrighi della Roma del 1944, in procinto di essere liberata dagli Alleati. Mentre la moglie, ancora in coma, lotta tra la vita e la morte, nel commissario nasce presto il sospetto che quelle due vicende possano essere legate da un filo invisibile.
Lettura gradevole di lento respiro

Non è un bell’inizio per un matrimonio, quello che doveva essere un giorno di festa condiviso, soprattutto con la sua squadra, diventa un giorno tragico, Veronica viene colpita e Buonvino si ritrova a temere per la vita di sua moglie. L’ipotesi più logica è che qualcuno volesse far pagare al commissario un torto subito. …”La chiamano vendetta trasversale, e invece è la più diretta delle pugnalate immaginabili. Fa più male che morire. Arriva dritta al cuore, e quei bastardi lo sanno. È il massimo della vigliaccheria, colpire un innocente per punire un’altra persona.”… Le indagini vengono affidate al commissario Dianti che parte subito con il piede sbagliato. Buonvino sa che le domande per quanto scomode vanno fatte ma il fastidio è enorme. Inizia per lui un periodo sospeso, diviso fra l’ospedale e il commissariato, aspettando che succeda qualcosa, che la situazione di Veronica si evolva, in un senso o nell’altro. In qualche modo la routine giornaliera va avanti e aiuta Buonvino a mantenere il controllo. Ma si sa, le cose succedono senza avere comprensione per il momento che il commissario sta vivendo. E così una mattina, gli agenti Robotti e Cecconi ricevono una telefonata, è la custode della Casina di Raffaello, a piazza di Siena che li avvisa che all’ingresso c’è un cadavere pieno di ferite e sangue. Si mette in moto la macchina delle indagini e da subito le modalità sembrano anomale, il morto sembra essere stato fucilato, vicino al corpo un disco di musica classica. Un rebus e Buonvino odiava i rebus, fin da bambino…”Gli sembravano autoritari, furbi, ambigui.”…

Non è facile indagare su un omicidio così strano mentre si vive un dramma personale così forte, a complicare la situazione ci sono anche due telefonate che arrivano sul cellulare di Veronica, la prima muta, solo un respiro affannoso, la seconda addirittura un pianto. Buonvino non sa cosa deve pensare. Mettendo in fila un mattoncino dopo l’altro partendo dall’identità del morto, si arriverà alla risoluzione del caso che ha le sue radici nel passato. Come spesso succede quando un problema trova la sua soluzione anche il resto, magicamente si mette a posto e così a Giovanni Buonvino nella pagina finale del libro viene in mente un verso dai Quattro quartetti di Eliot:” Il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.”

Lettura gradevole, una delle caratteristiche delle storie di Buonvino, che apprezzo molto, è il ragionamento, il commissario non è un uomo moderno, non fa della velocità il suo modo di operare, non si affida solo alla tecnologia. Pensa, cerca nella propria mente i collegamenti, medita, certo si affida alla scienza ma il perno centrale delle sue investigazioni rimane il pensiero, la costruzione di ipotesi, la ricerca di indizi e poi di prove per suffragare il ragionamento. Quello che apprezzo meno sono le citazioni che a volte spezzano il già lento ritmo della narrazione.

Nel complesso una lettura gradevole di lento respiro.

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