A esequie avvenute
Loris Pozza è il classico criminale esperto in «magheggi»: truffe, fatture false, capitali che finiscono nella banca cinese clandestina. Quando la sua amante moldava viene rapita, l’incarico di consegnare il riscatto è affidato a Marco Buratti, investigatore senza licenza, e ai suoi soci Max la Memoria e Beniamino Rossini. Ma qualcosa va storto e la donna, nonostante il pagamento di un milione di euro, non viene liberata. L’Alligatore inizia cosí un’indagine non autorizzata per impedire che una vittima rimanga senza giustizia, a dispetto di chi vorrebbe mettere tutto a tacere. Nel frattempo Rossini, che ogni tanto abbandona il suo vecchio mestiere di bandito per dedicarsi a salvare donne, libera una giovane ucraina sfruttata dalla mafia del suo Paese. Questa volta, però, la rappresaglia che si scatena è terribile. Una resa dei conti da cui nessuno uscirà indenne e che porterà l’Alligatore dove mai si era spinto. Per il ritorno dell’Alligatore, Massimo Carlotto scrive il suo noir piú doloroso. Suona il suo blues piú malinconico e sorprendente. «Avevamo scelto un’esistenza molto diversa dalle altre, da quelle dei regolari. E quando hai il cuore fuorilegge non puoi pretendere che batta a un altro ritmo».
… E quando hai il cuore fuorilegge non puoi pretendere che batta a un altro ritmo
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

Trent’anni sono passati da quando ho conosciuto l’Alligatore. L’ho amato subito, assieme ai suoi compagni, così diversi ma complementari. Marco Buratti, l’Alligatore, Beniamino Rossini e Max la Memoria: una famiglia atipica e indivisibile, ognuno con le sue rughe e la sua umanità, uniti da un codice etico fuorilegge che mi ha conquistata da subito.

L’Alligatore, complice anche il blues, mi era piaciuto così tanto che avrei voluto almeno un romanzo all’anno, non è stato così. Con il tempo ho capito che serve la storia giusta e mi sono adeguata, ho aspettato le uscite con trepidazione. Confesso che vorrei storie lunghe, moltissime pagine da leggere, ma una delle caratteristiche di Massimo Carlotto e ormai un suo marchio di fabbrica è quella di saper condensare le storie narrate, cesellando le parole. Mi piace il suo modo di scrivere anche per questo. Sto volutamente perdendo tempo ma per questo romanzo è difficile scrivere una recensione: il rischio di svelare troppo è grandissimo. Dico solo questo: succedono fatti importanti, molto importanti.

Quello di cui posso parlare è come ho trovato Marco, Beniamino e Max. Vivono insieme in una villetta sui Colli Euganei, un posto troppo tranquillo per Buratti ma tant’è, è stato scelto mentre lui era in Sardegna con Edith. Sono sempre più famiglia, il loro rapporto ruvido e cameratesco non cede ai sentimenti ma è chiaro quanto si vogliono bene, si capisce in ogni azione che fanno. Buratti ha l’innamoramento facile, è tornato dai suoi amici dopo che Edith lo ha lasciato. Beniamino fa le cose di sempre ma la perdita di Sylvie, dalla quale non si è mai ripreso, lo ha profondamente cambiato. Max è sempre impegnato in cause ambientaliste ma lo troviamo che si occupa dei suoi amici, è lui che si occupa dell’alimentazione curandola nei minimi dettagli.

La trama prende il via con un incarico apparentemente semplice: si devono occupare della consegna di un riscatto, per un rapimento anomalo che ha come protagonista una giovane donna amante di un imprenditore veneto. Esattamente nelle parole con cui cui viene descritto Loris Pozza troviamo il miglior Carlotto, con quella sua capacità di tratteggiare personaggi reali, non macchiette. …”siamo gente per bene” dice Pozza parlando di se. Una brava persona che nella vita reale abbiamo incontrato tutti, i cui confini tra legalità e illegalità sono perfettamente sfumati.

A riscatto consegnato, l’incarico potrebbe considerarsi concluso ma non sarebbe l’Alligatore, anzi, non sarebbero loro se non si preoccupassero delle sorti di Aliona, la donna rapita, quindi ecco scattare l’indagine personale, perché pur aspettandosi il peggio non possono voltarsi dall’altra parte.

L’altro aspetto di cui posso scrivere senza tema di svelare troppo è che Massimo Carlotto ci conduce in un viaggio nell’anima umana dove le certezze vacillano e il confine tra ciò che si è e ciò che si è costretti a diventare si fa labile e doloroso. È una riflessione potente e cruda su come la vita possa metterci di fronte a scelte che non ci appartengono, in un mondo sempre più violento, lasciandoci irrevocabilmente cambiati. Ho letto gli ultimi capitoli con un nodo alla gola e il cuore pieno, consapevole di stare assistendo a un cambiamento epocale per i protagonisti che amo da trent’anni, con un sottofondo di blues che amplificava il mio stato d’animo.

Ho apprezzato tantissimo il ritorno di Virna, che, per dirla tutta, mi è sempre piaciuta moltissimo …”da quando avevo rincontrato Virna non soffrivo più di quella solitudine disperata che mi affliggeva come una malattia se non potevo contare su una relazione.”

Da leggere, per gli amanti dell’Alligatore un libro indimenticabile.

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