Genere:
Echi del silenzio – Chuah Guat Eng
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Trama

Durante un soggiorno di studio in Germania, Ai Lian, una giovane malese di etnia cinese incontra e s’innamora di Michael Templeton, un inglese nato e cresciuto nel distretto di Ulu Banir, dove il padre Jonathan, ora cittadino malese, possiede una piantagione. Dopo una lunga assenza, Ai Lian ritorna a casa per assistere il padre morente, e in seguito parte per la piantagione dei Templeton, invitata da Michael che è intenzionato a sposarla. Nel giorno del suo arrivo ha però luogo un omicidio, il secondo a distanza di decenni, e Ai Lian si trova ben presto coinvolta in un’intricata storia familiare. Ma il thriller, oltre alla ricerca del colpevole, con un finale davvero inconsueto per il lettore occidentale, offre molto di più: uno spaccato della Malesia e della sua storia fino ad arrivare agli anni che precedono l’Indipendenza del Paese, con gli inglesi che governano le piantagioni cercando di replicare il loro stile di vita, pur cedendo al caldo tropicale e ai costumi locali.

Recensione a cura di Adriana Rezzonico

 Sono malese di origine cinese e ho avuto un’educazione inglese. Un insieme di contraddizioni e di colori che mi hanno resa fragile, priva di una netta identità, vivo indossando il tormento e con una visione nebulosa del mondo circostante.

Mi chiamo  Ai Lain.

La ricostruzione dettagliata del Partito in Cina, i conflitti mai sedati sono il fulcro di questo giallo dal sapore prettamente esotico. Conflitti familiari, che si schiudono come fiori nella giungla e conflitti politici, in un particolare momento storico.

Una trama colorata anche dall’armonia delle varie etnie: occhi a mandorla in contrasto con gesti servili, quelli orientali rivolti agli inglesi. Gli indizi cadono sulla storia come la pioggia sottile tipica della zona, quelle minuscole particelle d’acqua che ricoprono gli arbusti facendoli rinvigorire.

Il lettore è ammaliato dai repentini salti temporali che lo costringono a mantenersi vigile, ma anche da una trama perennemente in bilico tra superstizione, fatalismo e usanze. Uno spaccato di tradizioni, come il rito del tè o il cancello della tenuta Templeton, che resta aperto anche nelle ore notturne.

L’atmosfera tipicamente inglese è raffinata, si respira persino il profumo dei fiori di mango e una chiara impronta alla Agatha Christie.

Chi avrà ucciso Cynthia e perché Hafiz sembrerebbe il sospettato per eccellenza, nonostante la fitta lista di indiziati?

Anche questa volta Edizioni le Assassine, con la Collana Oltreconfine, non delude e ci propone qualcosa di insolito.

Buona lettura!

 

 

  • Genere: Giallo
  • Editore: Le Assassine (12 luglio 2019)
  • Collana: Oltreconfine
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8894979202
  • ISBN-13: 978-8894979206
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