TRECOLLI – L’ULTIMA RISATA
La notte del 15 agosto, mentre il cielo di Trecolli esplode nei colori dei fuochi d’artificio per la festa della Patrona, la celebrazione viene bruscamente interrotta da una scoperta macabra. Un gruppo di ragazzi, cercando un pallone finito tra le siepi, trova il corpo di Otello Varelli, noto imprenditore locale e principale finanziatore della festa, seduto immobile su una panchina sotto un grande Ginkgo biloba. Inizialmente, la morte di Otello – un uomo corpulento e amante della buona tavola – sembra poter essere attribuita a un malore fatale. Tuttavia, l’occhio esperto del Maresciallo Carmelo Pecora, comandante della stazione locale, e l’intuito medico legale rivelano una verità più inquietante: Otello è stato ucciso con una tecnica precisa che gli ha spezzato l’osso del collo. L’indagine si addentra nelle pieghe di una comunità apparentemente idilliaca ma segnata dalle fatiche del recente lockdown e dalle ombre di interessi economici. Il Maresciallo Pecora, affiancato dalla giovane e ambiziosa Brigadiera Deborah Gambetta, deve scavare nella vita della vittima, tra un socio in affari ambiguo, vecchi rancori di paese e la gestione di un’eredità inaspettata lasciata da un eccentrico personaggio locale, “E Porc”. A dare una svolta decisiva alle indagini è spesso Alessandra, la moglie del Maresciallo. Con la sua capacità di osservare i dettagli minimi della vita quotidiana e le dinamiche relazionali del borgo, Alessandra funge da “consulente ombra”, aiutando il marito a collegare i puntini che la procedura formale fatica a vedere. Temi centrali Il romanzo non è solo un giallo procedurale, ma un omaggio alla resilienza della provincia italiana e al valore dell’amicizia. Tra riferimenti alla cucina locale, alla passione per il calcio e alle ferite lasciate dal Covid-19, la storia si snoda verso una risoluzione che intreccia giustizia legale e giustizia umana, lasciando al lettore il sapore dolce amaro di un’ultima risata che risuona tra le colline.
In un piccolo borgo, tutti sanno tutto, ma nessuno ha visto niente. Fino all’ultima, amara risata.
mbaldi
Penna Leggendaria
Manuela Baldi
Sono nata in provincia di Bolzano, parlo il Tedesco e l'Italiano da quando ho ricordi, sono e mi sento una donna di frontiera, non sono mai completamente a casa in nessun posto ma sto bene ovunque. Pur essendo nata in montagna, il mare mi piace molto e negli anni ho scoperto una certa affinità con gli/le isolane. Non mi piacciono le grandi città, non fanno per me. Ho una caratteristica particolare, leggo molto velocemente e mi ritengo molto fortunata ad avere questa capacità perché questo mi permette di leggere moltissimo. Leggo di tutto perché i libri sono parte integrante della mia vita e non potrei stare senza, ho una preferenza per i gialli/noir, sviluppata da giovanissima. Mi piacciono gli scandinavi e i sudamericani, ho iniziato con loro, poi ho seguito e seguo il noir mediterraneo. Negli anni ho letto i classici di genere, quelli che dal mio punto di vista bisogna leggere per conoscere il mondo del giallo. Quando posso leggo in lingua originale. Per compensare le lunghe ore passate a leggere, cammino molto e vado in bicicletta. Ogni tanto presento qualche libro, mi piace fare interviste. Per un paio di anni ho fatto parte della giuria di un premio letterario ma confesso che è stato pesante. Collaboro con Giallo e Cucina dal 2021, recensisco, intervisto e curo la rubrica "Detective's drink"; che partendo da una bevanda, mi permette di parlare di un personaggio seriale amante della bevanda che ho scelto. Inoltre condivido con Dario Brunetti la rubrica "Alla ricerca del libro perduto" nella quale, alternandoci, scriviamo di libri datati che hanno avuto una particolare importanza per noi, a volte sono libri molto conosciuti, altre volte meno.

A Ferragosto, mentre il cielo di Trecolli si accendeva di fuochi d’artificio, qualcuno ha spento per sempre la luce di Otello Varelli. E non è stato un malore.

Il nuovo giallo di Carmelo Pecora e Alessandra Zuffi, “Trecolli – L’ultima risata” è scritto a quattro mani da una coppia che lo è anche nella vita. E si sente. C’è una sintonia, una complicità che traspare dalle pagine. Come se i due autori si fossero passati la penna come in un gioco di squadra, costruendo una storia in cui ogni dettaglio è al posto giusto. Dopo il successo di “Morte a Trecolli, firmato dal solo Carmelo, ma con la “consulenza” di Alessandra, i due tornano nel borgo romagnolo che hanno saputo creare con tanta cura, regalandoci un’indagine classica, godibilissima, ricca di atmosfera e di personaggi che sembrano veri.

Le procedure investigative sono raccontate con precisione, e le dinamiche di paese sono descritte con tale realismo che sembra di essere lì, a Trecolli, a vivere l’avventura insieme ai protagonisti. Le indagini ufficiali si intrecciano a quelle ufficiose, condotte da Alessandra, la moglie del maresciallo. Lei, con il suo sguardo attento e la sua capacità di leggere le persone, diventa una sorta di “consulente ombra”, riesce a vedere ciò che la procedura formale non coglie. Ed è bello vedere una donna che, senza essere un’ investigatrice di professione, diventa il vero motore dell’indagine.

Trecolli, poi, non è solo uno sfondo. È il vero protagonista del romanzo. È un borgo che respira, che ha i suoi segreti, le sue chiacchiere, i suoi rancori. Leggendo, sembra di passeggiare per le sue vie, di sentire il profumo della cucina e di ascoltare i pettegolezzi che si rincorrono tra le case. E gli autori riescono a renderlo vivo, quasi palpabile, con un’attenzione ai dettagli che fa la differenza.

Per i fan della prima avventura, il Sangiovese Football Club è ancora lì, con le sue partitelle del venerdì sera che sono forse solo una scusa per stare insieme, giocare e poi mangiare. E sono le parti dove più si nota la vena di ironia sottile che attraversa il libro. Ma c’è anche una vena malinconica, un ricordo di chi non c’è più, che rende i personaggi ancora più umani. Perché la vita di un paese è fatta anche di assenze, e gli autori lo sanno bene.

Inoltre, sparsi tra le pagine, si incontrano i pensieri del Maresciallo Pecora sul mondo. E spesso mi sono ritrovata a condividere le sue riflessioni. Sarà per questo che il personaggio mi piace tanto.

Questo libro è come una torta di mele della domenica: ti fa sentire a casa. Lo leggi, sorridi, ti emozioni e, quando lo chiudi, hai voglia di tornare a Trecolli per un’altra indagine. Consigliatissimo a tutti, specialmente a chi ama i gialli classici, i borghi italiani.

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