A Ferragosto, mentre il cielo di Trecolli si accendeva di fuochi d’artificio, qualcuno ha spento per sempre la luce di Otello Varelli. E non è stato un malore.
Il nuovo giallo di Carmelo Pecora e Alessandra Zuffi, “Trecolli – L’ultima risata” è scritto a quattro mani da una coppia che lo è anche nella vita. E si sente. C’è una sintonia, una complicità che traspare dalle pagine. Come se i due autori si fossero passati la penna come in un gioco di squadra, costruendo una storia in cui ogni dettaglio è al posto giusto. Dopo il successo di “Morte a Trecolli“, firmato dal solo Carmelo, ma con la “consulenza” di Alessandra, i due tornano nel borgo romagnolo che hanno saputo creare con tanta cura, regalandoci un’indagine classica, godibilissima, ricca di atmosfera e di personaggi che sembrano veri.
Le procedure investigative sono raccontate con precisione, e le dinamiche di paese sono descritte con tale realismo che sembra di essere lì, a Trecolli, a vivere l’avventura insieme ai protagonisti. Le indagini ufficiali si intrecciano a quelle ufficiose, condotte da Alessandra, la moglie del maresciallo. Lei, con il suo sguardo attento e la sua capacità di leggere le persone, diventa una sorta di “consulente ombra”, riesce a vedere ciò che la procedura formale non coglie. Ed è bello vedere una donna che, senza essere un’ investigatrice di professione, diventa il vero motore dell’indagine.
Trecolli, poi, non è solo uno sfondo. È il vero protagonista del romanzo. È un borgo che respira, che ha i suoi segreti, le sue chiacchiere, i suoi rancori. Leggendo, sembra di passeggiare per le sue vie, di sentire il profumo della cucina e di ascoltare i pettegolezzi che si rincorrono tra le case. E gli autori riescono a renderlo vivo, quasi palpabile, con un’attenzione ai dettagli che fa la differenza.
Per i fan della prima avventura, il Sangiovese Football Club è ancora lì, con le sue partitelle del venerdì sera che sono forse solo una scusa per stare insieme, giocare e poi mangiare. E sono le parti dove più si nota la vena di ironia sottile che attraversa il libro. Ma c’è anche una vena malinconica, un ricordo di chi non c’è più, che rende i personaggi ancora più umani. Perché la vita di un paese è fatta anche di assenze, e gli autori lo sanno bene.
Inoltre, sparsi tra le pagine, si incontrano i pensieri del Maresciallo Pecora sul mondo. E spesso mi sono ritrovata a condividere le sue riflessioni. Sarà per questo che il personaggio mi piace tanto.
Questo libro è come una torta di mele della domenica: ti fa sentire a casa. Lo leggi, sorridi, ti emozioni e, quando lo chiudi, hai voglia di tornare a Trecolli per un’altra indagine. Consigliatissimo a tutti, specialmente a chi ama i gialli classici, i borghi italiani.
