Yugen – Mistero sul Canal Grande
Un dandy giapponese ossessionato dalla perfezione. Una ragazza scomparsa. Un commissario che indaga nella città delle maschere e dei sogni. A Venezia, in una giornata di acqua alta, il commissario Alteri viene convocato in una palazzina a due passi dallo splendore di Rialto. Un giovane mercante d’arte, figlio di una ricca famiglia di industriali giapponesi, chiede il suo aiuto: sua sorella è scomparsa. Alteri indaga, e intanto nella rete di un pescatore riemerge da un canale il braccio di un uomo… In una città spettrale come un luna park abbandonato, dove tutto è in mano ai turisti e non si trova più un veneziano vero, in un mondo fluttuante e sensuale – come una stampa ukiyo-e –, il commissario dovrà affrontare piste che si confondono, acque che si intorbidano, indizi che dicono il contrario di quel che intendono. Perché la verità è oscura come i fondali della Laguna: la marea, proprio quando cala, trascina via con sé tutto ciò che vorremmo vedere…
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Recensione a cura di Barbara Medeot

“Yūgen – Mistero sul Canal Grande”, degli autori Alberto Mingardi ed Eva Convertino, è un romanzo di genere noir pubblicato da Bompiani. E’ il loro romanzo di esordio.

Ci sono libri che si fanno ricordare per la storia e altri che, invece, conquistano per l’atmosfera. Ecco, questo libro direi che appartiene un po’ a entrambe le categorie.

Inizia con una ragazza giapponese scomparsa, Mikoto Asuna, e con il ritrovamento di un braccio in una rete di un pescatore nelle acque del Canal Grande. A indagare è il commissario Ivano Alteri, un personaggio che ho trovato interessante proprio perché non è il classico investigatore infallibile: è un uomo tormentato, ruvido, con molte fragilità e un rapporto personale con Venezia che finisce inevitabilmente per influenzare il modo in cui guarda ciò che gli accade intorno. Accanto a lui c’è il fratello di Mikoto, Isao Asuna, sofisticato milionario collezionista d’arte che chiede aiuto ad Alteri.

Il romanzo è ambientato a Venezia. Non la Venezia romantica, turistica e da cartolina, ma quella più misteriosa, decadente e a volte quasi claustrofobica, fatta di calli, acqua, palazzi e angoli in cui sembra sempre che ci sia sempre qualcosa da scoprire (o da temere!). In alcuni momenti ho avuto proprio la sensazione che la città fosse un personaggio della storia, non soltanto lo sfondo, e che si materializzasse dalle pagine del libro.

Ho apprezzato anche l’incontro tra la realtà veneziana e la cultura giapponese, soprattutto il riferimento all’arte e al concetto di yūgen, quella bellezza misteriosa e difficile da spiegare che rimane un po’ fuori dalla nostra portata.

La trama procede tra indizi, sospetti e personaggi non sempre semplici da decifrare ma perfettamente descritti. Qualche passaggio l’ho trovato leggermente più lento, ma nel complesso la curiosità di capire cosa si nascondesse dietro la scomparsa di Mikoto mi ha accompagnata fino alla fine.

Ho trovato questo noir originale e soprattutto molto atmosferico, con un ritmo narrativo sempre intenso, mai scontato. Più che la ricerca del colpevole, mi è piaciuto perdermi nella sua Venezia inquieta, spettrale, che ricorda un luna park abbandonato e nei suoi misteri. Un libro che consiglio sicuramente a chi ama i gialli con una forte componente d’atmosfera e personaggi un po’ fuori dagli schemi.

 

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