“Mi chiamo Dea Orrù e sono incazzata fin dalla nascita, trentasei anni fa. Non sono educata né politically correct, dico parolacce, ho un carattere di merda, pratico arti marziali e faccio la Poliziotta.”
Ecco l’incipit, decisamente singolare, di questo noir-poliziesco, milanese nell’ambientazione e sardo nell’animo. Dea Orrù è trapiantata a Milano ma il suo amore, Virna, sta a Cagliari. Per usare le parole sbrigative della poliziotta: è un amore difficile, che arricchisce la compagnia aerea ogni quindici giorni. Questo perché, tra loro, c’è di mezzo tutto il Tirreno. “Non è facile, ma cosa c’è di facile in questa vita?”
Sono rimasta favorevolmente colpita da questo romanzo, breve ma molto interessante. Una scrittura secca e allo stesso tempo fluida ed elegante, dialoghi serrati che ti tirano dentro la storia e ti obbligano a voltare pagina, ansioso di scoprire cosa viene dopo. Una vena ironica di fondo ma mitigata dagli avvenimenti criminali, crudi e duri, nel sottobosco perverso di una Milano cupa e malvagia.
Una trama spezzettata in tanti rivoli come del resto è normale sia per una squadra che agisce nell’ambito della “Omicidi” di una grande metropoli. Non esiste un solo caso, ma molteplici e la cosa è piuttosto verosimile, ma a legarli tra loro ci sono i nostri eroi: Dea Emilio e Alessia, che si devono barcamenare tra cadaveri d’annata, cold case, suicidi, gare clandestine, tentativi di stupro, aggressioni, prostituzione, avvelenatori seriali, vendette e altre amenità che metterebbero i brividi ai non addetti ai lavori.
È una storia nera, e il finale è spiazzante. Ma non dirò di più: per sapere cosa accade… vi tocca leggerlo!
Consigliato!


