Denso. È il primo aggettivo che mi è venuto in mente una volta chiuso il libro. Un libro che non è solo un giallo, ma un viaggio nell’animo umano.
L’argomento è di stretta attualità, purtroppo: Lorena Danesi, un’agente immobiliare, viene trovata morta. Probabile femminicidio, e i sospetti si dirigono subito verso il suo compagno. Basterebbe questa circostanza per avere materiale per un libro: i sospetti, le ipotesi investigative, le indagini, il perché e il come. Ma Giampaolo Simi va oltre e fa diventare questo libro un percorso dentro i protagonisti: l’avvocato Pietro Valvassori, Leandro Nava (il presunto femminicida) e la vittima stessa, Lorena Danesi.
Valvassori non è un avvocato rampante; si occupa spesso di donne vittime di violenza, si fa carico di situazioni difficili che riguardano i suoi assistiti, andando oltre il suo dovere professionale. Ha una vita tutto sommato lineare, fatta di ritmi precisi come i colpi di pedale della sua bici: casa e ufficio nello stesso appartamento che ha ereditato dal padre (e anche quella è una storia interessante). Ha un giovane collaboratore, Luigi, e una segretaria, Martina, che sembra una… _”dominatrice di rockettari in disarmo”_ (dice Valvassori a pag. 42).
Il libro è diviso in capitoli che hanno come titolo la data e, qualche volta, anche l’ora di svolgimento dei fatti. Per esigenze narrative, la storia fa avanti e indietro nel tempo.
Valvassori accetta di rappresentare Nava, che era già stato suo cliente, e a mio parere le pagine più dense sono quelle che riguardano i dialoghi fra i due uomini. Da una parte l’avvocato, che vuole la verità dal cliente per poterlo meglio rappresentare e che lo esorta ad avvalersi della facoltà di non rispondere al primo interrogatorio; dall’altra il cliente, che sembra offeso dal fatto che qualcuno possa ritenerlo colpevole. Ecco un assaggio dei dialoghi fra i due:
… “ha già mormorato in giro che sono accusato” (si riferisce alla postina)
… “Indagato, Leandro. Al rinvio a giudizio spererei proprio di non arrivarci.”
(dialogo fra Leandro e l’avvocato, pag. 54)_
… “Ora che ci penso, sa… questa cosa un senso ce l’ha. Un aspetto positivo, voglio dire.”
… “Si riferisce al fatto di essere indagato?”
“Sì, questa buffonata d’inchiesta in fondo mi tiene occupato per qualche giorno. Mi distrae.”
“La distrae?”
“Dal pensare sempre a Lorena.” (dialogo fra Leandro e l’avvocato, pag. 70)
Le indagini fanno il loro corso, mentre noi che leggiamo veniamo a conoscenza di particolari che, ovviamente, non posso svelare, ma che, credetemi, diventano dirimenti ai fini della comprensione della storia. Non voglio dire nulla nemmeno delle pagine che ci fanno conoscere Lorena, la vittima, perché sono da leggere e fanno meditare. Il tutto è scritto con le parole giuste, essenziali, misurate. Una narrazione che non mi ha lasciato indifferente. Non c’è giudizio, non c’è morale nel racconto della vicenda. Nel finale, un ultimo colpo di scena mi ha lasciata a bocca aperta e l’ho trovato azzeccatissimo.
Vi consiglio questo libro, è uno di quei libri che ti resta dentro ed è uno dei migliori che abbia letto quest’anno.
