Recensione a cura di Dario Brunetti
Sogni strappati a Roma è il nuovo romanzo dell’autrice Antonella Di Fabio uscito per la Fratelli Frilli editori.
Terzo capitolo della serie noir dedicato al personaggio del commissario Gianni Porta. Ritroviamo le amiche Flavia, compagna di Gianni e Clara che insieme gestiscono un servizio di consulenza legale soprattutto a persone che sono in difficoltà economiche.
Roma non perde il suo fascino nel periodo autunnale e offre un’atmosfera magica e riservata lontana dalla calura estiva. L’incanto dell’autunno della città romana è interrotto da due sparizioni misteriose: la prima riguarda l’ingegnere Paolo Mancini, un uomo tranquillo e scrupoloso, appassionato di botanica e abile giocatore di scacchi che lavora in un’azienda gestita dal signor Sanzio; la seconda è di un giovane migrante di nome Aziz. Halima, una giovane donna giunta a Roma dopo aver intrapreso un viaggio di transito attraverso Il Niger, affrontando condizioni estreme, alla disperata ricerca del fratello.
Durante uno dei suoi momenti di svago al commissario Porta viene presentato Claudio dal suo fedele amico Alessio Lupi. L’uomo gli rivela la strana scomparsa del suo vicino di casa, l’ingegnere Paolo Mancini.
Toccherà al commissario e alla sua squadra indagare sulla vita dell’ingegnere, iniziando a perquisire la sua abitazione per cercare di acquisire qualche dettaglio che possa incanalare il caso sul giusto versante.
Nel frattempo Halima si rivolge proprio allo studio di Clara e Flavia per l’improvvisa sparizione di Aziz.
Le scomparse dei due uomini sono strettamente legate tra di loro? Che fine avranno fatto i due uomini?
Per rispondere a questi due quesiti, bisogna immergersi nelle pagine di questo terzo capitolo della serie dove ritroviamo i nostri protagonisti e l’irresistibile e amorevole cane Nous che avrà un ruolo rilevante nell’indagine seguendo le orme dell’intramontabile commissario Rex.
I protagonisti della storia offrono tutta la loro solidarietà e altruismo verso coloro i quali stanno attraversando il loro momento di difficoltà e dolore. Il commissario Porta affronterà l’indagine guidato da un forte senso di giustizia sociale, invece Flavia e Clara avvalendosi del loro servizio di consulenza legale offriranno il loro aiuto e supporto nei confronti di Halima mettendosi sulle tracce del fratello.
In questo terzo capitolo Antonella Di Fabio ci offre un noir di denuncia sociale riuscendo a costruire una trama che gode di un ottimo intreccio narrativo che va a vantaggio dello sviluppo delle due storie che troveranno il loro filo conduttore. Un testo che non cade nel solito cliché dell’intrattenimento, ma affronta una tematica rivelante e all’ordine del giorno: l’immigrazione e i viaggi nei paesi di transito.
L’obiettivo dell’autrice è restituire dignità storica attraverso un processo di umanizzazione di personaggi come Halima e soprattutto, suo fratello Aziz, entrambi relegati ai margini di una società contemporanea che li considera degli invisibili.
I protagonisti mostrano uno sguardo solidale e accogliente, insegnandoci ad ascoltare chi è in difficoltà e ad abbattere i muri dell’indifferenza.
Il personaggio di Halima è un esempio di forza e coraggio tangibile: la sua figura si concretizza nella speranza e nel sogno che molto spesso viene reciso, ma lei non smette di cercare quel riscatto sociale in grado di restituirle quel valore etico e morale sottrattole dal pregiudizio.
L’autrice offre un quadro psicologico di alto profilo a un romanzo potente dal punto di vista narrativo mettendo a confronto le figure di Paolo e di Aziz e di come la loro assenza influisca sulle persone care indipendentemente dallo status sociale. Questo aspetto crea una connessione emotiva tra i personaggi della storia e il lettore.
Raccontare queste storie è il modo di tenere unito il caos a cui molto spesso non siamo abituati sperando che i guasti dominati dalla realtà contemporanea possano portare a un bene collettivo inclusivo.

