Genere:
Sette uomini d’oro
Castagnabuona, Valle Scrivia, entroterra di Genova. 852 anime a 453 metri sul livello del mare. Un bar e poco altro. Trent’anni fa, tre amici sedicenni Giggi Cepollina, Cinghialone e Aurelio Fierro – sognavano di fare insieme il colpo del secolo dopo essere rimasti folgorati da Sette uomini d’oro, il film con Rossana Podestà e Philippe Leroy visto al cinema Centrale di Busalla. Oggi Giggi e Cinghiatone tirano stancamente a campare nel loro paesino, mentre di Aurelio si sono perse le tracce dopo il servizio militare. Ma all’improvviso si presenta davvero la possibilità di sistemarsi per sempre, con un furto ai danni di uno spietato (e ricchissimo) boss. Le grottesche avventure che li aspettano insegneranno loro che a volte diventare grandi significa trovare il coraggio di tornare bambini.
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Sette uomini d’oro è un film del 1965 diretto da Marco Vicario che racconta le vicende di un’esperta banda internazionale di ladri alle prese con il colpo del secolo: svaligiare sette tonnellate d’oro da una banca di Ginevra. I nostri eroi riescono nell’impresa apparentemente più difficile, ma non riusciranno a godere del frutto della rapina. Al momento della spartizione del bottino finale, infatti, i rapinatori dopo un susseguirsi di trappole e inganni manderanno il colpo in fumo. Cosa lega questo film agli improbabili protagonisti del romanzo di Lorenzo Licalzi ovvero Giggi Cepollina, Cinghialone e Aurelio Fierro? Un sogno. Il sogno di ripetere l’impresa. Una possibilità di una rivalsa. Anche per loro, anche per dei semplici abitanti di un paese come Castagnabuona dimenticato da Dio e da tutti.

“Videro Sette uomini d’oro al cinema Centrale, e ne rimasero folgorati.”

Ci sarà per i protagonisti questa possibilità, e si materializzerà nel modo più assurdo possibile, e ciononostante gli porgerà su un vassoio d’argento l’occasione di organizzare il furto della vita, proprio come accadde nel film ai loro eroi. Ci riusciranno? E soprattutto dopo, l’amicizia avrà la meglio sul denaro?

Sette uomini d’oro è un romanzo che scorre via leggero e che strappa sorrisi grazie all’abilità dell’autore Lorenzo Licalzi, capace di creare e tratteggiare personaggi talmente fuori contesto da risultare comici. Persino le motivazioni, seppur sostenute da temi universali come l’amore, possono risultare grottesche nella loro interpretazione pratica: organizzare una rapina ai danni di un temibile boss nel narcotraffico per riscattare (pagandogli con i suoi stessi soldi) una prostituta sudamericana talmente brutta da essere impiegata a casa del boss stesso come donna delle pulizie.

I protagonisti del romanzo si cacceranno in un mare di guai, affronteranno una serie di situazioni grottesche fino all’inverosimile. Licalzi riesce persino a regalare momenti di tensione soprattutto nella parte finale del romanzo.

Alla fine, poco importa se alcune situazioni appaiano forzate e altre troppo frutto del caso: liberandosi dal giudizio critico, Sette uomini d’oro è una lettura più che godibile.

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