Ruvido umano
L’umanità ha le sue asprezze, la sua violenza nei confronti del mondo. E il nuovo libro di Mariangela Gualtieri si apre e si chiude con poesie che toccano il tema di questa ruvidezza. In una poesia ci si augura che «miglioreremo / siamo qui da poco. / Ancora non capiamo / e ci agitiamo troppo. / Ancora guerreggiamo». Ma nelle poesie civili che chiudono la raccolta l’indignazione sembra prevalere. All’interno di questa cornice, però, c’è il tesoro del selvatico, ci sono segni del sacro, c’è soprattutto il miracolo del silenzio, in cui «Tutto è un enigma felice / voce senza voce. Tutto dice / di sì mentre tace». Molte di queste poesie sono punteggiate dalla presenza di animali, domestici e non, quasi presenze angeliche, tramiti per «penetrare le segrete cose». Ma un altro filo conduttore della raccolta è dato dal tempo, un’entità che ci segna, ci modella, ma che prima o poi «scavalchiamo» per raggiungere «il tutto che rotola / intero. Il sontuoso / niente del cielo». Più che negli altri suoi libri, qui Mariangela Gualtieri ci parla della fine, che è fine dei singoli corpi, fine delle «maschere», ma anche continuità della vita. Modulando la sua voce tra durezze e dolcezze, incanti e disincanti, il suo è un invito all’attenzione e all’ascolto del visibile e dell’invisibile.
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Voglio parlare di questo libro, partendo dal momento in cui l’ho letto. Erano quasi le sette di sera, poco prima avevo fatto il bagno al mare. Mentre il sole diventava meno caldo, ascoltavo le onde muoversi leggere e guardavo il cielo quasi aranciato, sdraiata sull’asciugamano. Ci sono dei momenti nella nostra vita che non hanno niente a che vedere con le date da ricordare, con gli eventi dell’anno, eppure ci lasciano un ricordo più nitido, più importante. Ed è il libro della Gualtieri ad aver fatto la differenza, in quegli attimi di quotidiana e afosa estate.

Ho cominciato a leggere la prima poesia e non mi sono più fermata. Il tempo silenziato dalla resistenza delle parole, dallo sciabordio dei versi. La poesia ha questo, spesso, inascoltato potere: ti accoglie e ti libera. La poesia di Mariangela Gualtieri, con il suo stile essenziale e toccante, ti strega, è quello che accade con la sua silloge Ruvido Umano, pubblicata da Einaudi il 30 aprile 2024.

Il libro è diviso in sei sezioni: Ruvido Umano, Selvatico sacro, Felice te, Nove marzo 2020 e dintorni, Sermone al mio celeste pollaio e Inno.

La prima è un invito a cogliere quella bellezza del mondo a cui siamo diventati indifferenti. La Gualtieri parla della nostra fragilità, il nostro farci ruvidi di fronte ad una realtà che ci sembra sempre più fredda e inumana, eppure ancora ci rivolgiamo al molo quando vogliamo riflettere, ancora il bambino ride, ancora c’è splendore in ogni dove, se solo osservassimo con il cuore più leggero. La seconda e la terza sezione approfondiscono la tematica della sempreverde bellezza legata alla natura, flora o fauna che sia. É interessante notare come la poetessa ponga l’attenzione sulle più piccole cose dell’universo naturale (ad esempio l’albero di limoni, le galline, l’ape, la gatta ecc.) rendendole delicate e suggestive protagoniste della sua poesia e metafore di un sentire ed ascoltare il mondo lungimirante ed estatico. Numerose le poesie dedicate al mare, complice e testimone di questa irriducibile grandezza  e delle incertezze delle piccole vite umane. “Non è parsimoniosa la natura” scrive la Gualtieri, arrivando, poi, nella quarta sezione ad introdurre la tematica della pandemia che ci ha colpiti nel 2020. Le poesie relative alla pandemia parlano della necessità di cogliere quel momento doloroso per fermarsi, tornare ad ascoltare il silenzio apparente della terra, tornare all’origine in cui umanità e natura erano un unico sacro spirito. Anche in queste poesie, riecheggia l’attenzione agli elementi viventi più piccoli. É significativa l’ode alla piantina di ranuncolo, sua felice compagna nei momenti di solitudine del lockdown.

La quinta sezione comprende poesie d’occasione che esortano a una presa di coscienza su chi siamo. “Siamo terra feconda” canta la scrittrice con i suoi versi. E come si può cambiare? Partendo, ovviamente, dagli insegnamenti della natura che con il suo ordine ed il suo equilibrio non sa tacere una bellezza profonda capace di predisporre le nostre menti ruvide ad accogliere l’essenza di essere parte integrante e propositiva del mondo.

L’ultima sezione è l’Inno all’amore. La poetessa, come una maga buona, invoca il sentimento più alto e chiede il suo ritorno per sanare un’umanità ferita dai vizi dell’ego.

Dopo aver letto l’ultimo verso, ho chiuso il libro e ho guardato di nuovo il cielo. Ho sorriso.

Leggetelo se avete bisogno di sentire la vostra anima presente, nel disordine persistente dei giorni. E comprate una piantina di ranuncolo.

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