Recensione a cura di Miriam Donati
“Ma tu credi…che sia sempre…che sia sempre soltanto paura… ciò che blocca gli altri? Non potrebbe essere… non potrebbe essere vergogna… la vergogna di aprire il proprio cuore… di spogliarsi davanti a tutti?”
Stefan Zweig, influenzato da Balzac e dalla tradizione narrativa della Scuola viennese, nelle sue opere evidenzia una forte componente psicologica, certamente plasmata soprattutto da Sigmund Freud. Ciò è particolarmente chiaro nel suo romanzo breve “Paura”.
“Paura”, scritto nel 1910, descrive i sentimenti e le ansie di Irène Wagner, una donna borghese benestante, sposata con un avvocato e madre di due figli. Per un capriccio, spinta dalla noia e da una sorta di stanchezza coniugale, inizia una relazione con un giovane musicista. Ogni volta che esce dall’appartamento dell’amante, la assale la paura incontrollabile di essere scoperta dal marito.
Questa paura si intensifica, diventando quasi insopportabile, quando viene fermata per strada da una donna che la accusa di aver fatto delle avances al suo amante. Sconvolta, scrive una lettera all’amante dicendogli che non possono più vedersi. Tuttavia, il giorno dopo lo incontra di nuovo in un caffè. Durante questo periodo, viene osservata dalla donna, seguita fino a casa e ricattata. Irene paga la donna per avere un po’ di pace. Poi rimane chiusa in casa per tre giorni, temendo ulteriori ricatti. Dalla paura iniziale di essere scoperta, si sviluppa un panico totale e paralizzante. Il comportamento della protagonista diventa sempre più irrazionale fino a portarla sull’orlo di un crollo nervoso.
Il marito percepisce il suo turbamento interiore e cerca di alleviare la sua ansia senza riuscirci. Pochi giorni dopo, la ricattatrice suona al campanello e chiede a Irene l’anello di fidanzamento. Per disperazione, lei glielo consegna, ma presto se ne pente e cerca di parlare con il suo amante. Scopre così che lui ha già una nuova amante e non conosce nemmeno la ricattatrice.
Irene è confusa e devastata. Decide di andare alla farmacia più vicina per comprare del veleno. Si toglierà la vita per la paura, o è pronta a confessare?
“Paura” è, nella sua essenza, una storia apparentemente semplice di adulterio. Tuttavia, la trama assume un tono drammatico fin dalla prima riga, culminando in un crescendo prima dell’inaspettato colpo di scena e della risoluzione del “caso”. Il lettore percepisce la forza distruttiva del tormento interiore di Irene Wagner, che Stefan Zweig descrive con un linguaggio straordinariamente chiaro e al tempo stesso magico.
Il narratore sa esattamente cosa prova Irene, a differenza della protagonista stessa. Sebbene il romanzo si concentri sulla psiche di una donna, sono le strutture patriarcali del modernismo viennese a determinarne la narrazione e la trama.
Irene ha molta, moltissima paura dei suoi stessi sentimenti e di sé stessa, di ciò che potrebbe esplodere dentro di sé se lo permettesse. Ha una paura tremenda di arrendersi e di perdere una vita che le dà sicurezza, senza di essa potrebbe non essere in grado di esistere. Nella Vienna del 1900, è perfettamente chiaro che rimanere in questo mondo borghese sia non solo auspicabile, ma vitale. Il personaggio è cresciuto con un sistema di valori che implica ancora un forte senso di vergogna, soprattutto per le donne. La vergogna è un’emozione molto, molto potente ed è strettamente legata alla paura, o comunque costantemente intrecciata a essa e gioca un ruolo fondamentale.
La rappresentazione dei sentimenti di paura, vergogna, panico e disperazione apparentemente infinita è trasmessa al lettore in modo così brillante e diretto da risultare inevitabilmente toccante.
Ed è proprio questa autenticità della trama e dei dialoghi che rende questa novella così geniale. Stefan Zweig riesce a creare un arco narrativo di suspense enorme in poche pagine con un ritmo incalzante, superando facilmente molti thriller con una sorpresa spiazzante nel finale.
Zweig ha integrato nella sua novella varie problematiche sociali, temi che non hanno perso nulla della loro rilevanza da quando l’opera fu pubblicata, come la mancanza di comunicazione nel matrimonio e il proprio ruolo sociale. L’attenzione è chiaramente focalizzata sul deterioramento psicologico in questa situazione di stress e ansia e il lettore partecipa allo sviluppo psicodinamico della protagonista, soffre e trema insieme a lei. Tuttavia, temi come il ruolo della donna borghese, incarnato da Irene, e le differenze tra le varie classi sociali vengono affrontati in modo molto più sottile. L’opera dimostra in modo efficace come la paura della verità sia spesso più distruttiva della verità stessa.


