Che dire? 282 pagine da cui è impossibile staccarsi. Leggi e ti rendi conto che è necessario riavvolgere il filo di quanto hai letto. Arrivi alla fine e se fai mente locale rispetto a quanto letto, qualcosa non torna. Il tutto ruota attorno ad aspetti prevalentemente, definibili psicologici. Ed è proprio la psicologia, quella sociale, che è il riferimento da tenere a memoria in quanto leggiamo. Millie, l’addetta alle pulizie, con precedenti penali che il cosiddetto “cv”, certamente non aiuta a fare punteggio. Una storia sul femminicidio, in cui chi investiga, la polizia, ribalta l’essere aggredita dall’essere aggressore; ma soprattutto cosa c’è dietro le violenze che si succedono una dietro l’altra.
Una Millie, sulla quale si svolge il tutto, che impersona tutte le donne che non accettano di subire, che non accettano che la paura possa prendere il sopravvento, mai arrendersi senza lottare: un riferimento al quale non sottrarsi. Millie: una vita sull’orlo del baratro, la precarietà del vivere come modalità dell’esistenza. Ma McFadden oltre al femminicidio, ci mette di fronte a cosa voglia dire il potere dei soldi.
Comunque, come detto all’inizio, arrivi a metà lettura e tutto cambia. In conclusione: è incredibile la capacità di McFadden nell’addentrarci a capire cosa vuol dire avere a che fare con una doppia personalità.

