La notte di Italia Germania
Bruno Mastengo è al settimo cielo: suo figlio è stato preso nella squadra esordienti del Granda Calcio. Ora Samuele potrà dimostrare a tutti il suo talento. E gli osservatori delle grandi squadre di serie A non potranno fare a meno di notarlo, perché Samuele è forte e si mangia gli avversari come i biscotti a colazione. C’è solo una cosa che disturba Bruno. Si tratta dell’allenatore di Samuele: Stefano Seri. Un uomo più o meno della sua età, non troppo alto, rosso di capelli. E con quel maledetto ciondolo che gli penzola dal collo: un dente di tigre. I ricordi, molesti, tornano ad affollare la mente di Bruno. Perché lui, in un passato che sembrava ormai lontano, ha conosciuto Stefano. Nell’estate dell’ottantadue, per essere precisi: l’estate dell’Italia Campione del Mondo. Un destino tragico e beffardo li aveva portati a condividere la stessa stanza del reparto pediatria all’ospedale Santa Croce di Cuneo. E Stefano gli fece qualcosa, quella notte in ospedale. La notte della finalissima. La notte di Italia-Germania. Qualcosa di terribile. E ora quel qualcosa torna a perseguitare Bruno. E di mezzo potrebbe andarci anche suo figlio.
Hai letto anche tu il libro? Lasciaci un commento…

Per me che sono nato una decina di anni prima di Maurizio Cometto, autore del libro che si recensisce, la notte di Italia Germania per definizione è quella del 17 giugno 1970, in cui si disputò “ el partido del siglo”, non quella, pur indimenticabile, dell’11 luglio 1982 attorno a cui ruota la trama del romanzo.

A parte questo, ho molto apprezzato che la storia, un thriller sempre teso anche nei momenti ingannevolmente sereni, sia scandita dalle date delle gare della Nazionale nei due piani narrativi, 1982 e 2017, in cui si svolge il racconto. Nessun dubbio che i grandi incontri di calcio, e massimamente quelli della Nazionale siano, al di là della intrinseca bellezza estetica e intensità agonistica del gioco, un accompagnamento della nostra vita personale destinato a rimanere scolpito nella memoria.

Da questo punto di vista penso sia giustificato sostenere che il calcio non sia soltanto un gioco.

Un gioco non lo è certamente per i due protagonisti/antagonisti del romanzo, un allenatore del settore giovanile e un patito del football con un figlio campioncino. Il calcio ha continuato a intrecciarsi, dolorosamente e pericolosamente, con la storia della loro vita e la loro evoluzione emotiva e caratteriale. Benché dal 1982 al 2017 passino 35 anni è come se per i due il triplice fischio finale della partita di quel gioioso (ma solo per gli altri…) undici luglio non sia mai risuonato e i conti siano rimasti indeterminatamente in sospeso.

Cosa e perché rende il rapporto tra Bruno e Stefano pieno di elettricità negativa nonostante il tempo trascorso e l’influsso benefico del gioco del pallone?

Il lettore è tirato dentro questa sospensione angosciosa fin dalle prime pagine fino all’ultima, e non riesce a scrollarsela di dosso nemmeno quando la narrazione entra, con tocco felice, nei pensieri e nelle emozioni dei due “avversari” bambini e dei loro amichetti.

 

Dello Stesso Genere...
Noir
felix77
La mala erba

La mala erba ci trasporta in un microcosmo come Colle San Martino, piccolo paesino situato sull’Appennino, al confine tra Lazio e Abruzzo, calandoci in una

Leggi Tutto »
Thriller
etodaro
BLACK MONEY

Un attento conoscitore del panorama malavitoso che si produce nella città di Milano avrebbe potuto fermarsi nel trattare quel fenomeno ai libri già scritti e

Leggi Tutto »
Thriller
felix77
Cella numero 23

Recensione a cura di Dario Brunetti Dopo l’esordio nel 2021 con il romanzo Lo stoppino e la candela per Capponi editore, torna l’autrice Manuela Maccanti

Leggi Tutto »

Lascia un commento