Genere:
Notturno islandese
Nel gelo della notte polare sferzata dal vento e dalla pioggia, Herjólfur, il nuovo ispettore capo della polizia di Siglufjördur, viene ucciso a sangue freddo in una casa abbandonata, alle porte della città. Per quale motivo si trovava lì a quell’ora, in un luogo su cui da anni circolano strane storie relative a crimini, antichi e nuovi? Ad affiancare Ari Thór nella caccia al colpevole arriva da Reykjavík anche Tómas, il suo vecchio superiore: la morte di un polizotto è una faccenda molto delicata, e a quanto pare, in quel piccolo centro di pescatori affacciato su un fiordo del Nord dell’Islanda, sono in tanti ad avere qualcosa da nascondere. L’inchiesta tocca la politica locale e si scontra con i boss del posto, che portano avanti i loro equivoci affari col tacito consenso di tutti. Passo dopo passo, viene alla luce anche una scia di soprusi e violenza che sembra attraversare l’intero paese, da sud a nord, oggi come nel passato. E mentre il sole si prepara a sparire dietro le montagne per due lunghi mesi, la comunità di Siglufjördur sente di aver perso per sempre la tranquillità, e con essa la propria innocenza.
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Con Jonasson il lettore sarà catapultato nel suo mondo fatto di pioggia, ghiaccio e splendidi panorami con scorci mozzafiato, dove proverà forti emozioni che partiranno dapprima in modo tranquillo, quasi lento e che poi si tramuteranno in una spirale coinvolgente che lo travolgerà senza possibilità di liberarsi. Ma naturalmente chi legge Jonasson non vuole liberarsi dalle sue trame che ogni volta comprendono più di un problema che può tranquillamente far parte del mondo reale. Inoltre ciò che può piacere di Jonasson è quel suo far scrivere ad alcuni personaggi i propri pensieri o direttamente un diario che volge mano a mano verso la soluzione e che può dare un aiuto per capire cosa succede o il passato di un personaggio.
La morte di un poliziotto è una notizia che desta molto scalpore nel paese dove Ari Por indaga. Era un suo collega e lo stava sostituendo per questo motivo ad Ari Por se non vengono troppi sensi di colpa, arrivano al contrario molti dubbi riguardo la sua sicurezza. Se solo avesse saputo cosa era successo davvero, cosa c’era sotto fin da subito forse i suoi pensieri non lo avrebbero colpevolizzato né intimorito.
Una leggenda su una casa maledetta potrebbe risvegliare il mistero attorno a quell’edificio fatiscente dove hanno trovato l’ispettore oppure potrebbe portare a galla segreti taciuti per anni. Potrebbe anche spiegare cos’è successo quella notte? O la pioggia ha lavato ormai ciò che poteva portare a degli indizi?
Ma tutto ciò non basta e l’autore aggiunge altri sospetti, altri loschi piani che portano alla ribalta personaggi che potrebbero essere sospettati solo perché tacciono coinvolgimenti immorali in altri fatti che però potrebbero essere riconducibili a ciò che è successo.
Se potessero vedere la verità, se Tomas e Ari Por potessero schiarire la mente senza giungere a conclusioni effimere, se potessero guardare attentamente davanti ai loro occhi, forse avrebbero potuto capire un po’ prima com’era andata davvero.
Ma le indagini possono portare su piste fasulle che possono sembrare giuste solo perché ci sono dei collegamenti che sembrano portare alla risoluzione dell’omicidio, ma che poi svelano scheletri appartenenti ad altre vite, ad altri passati.
Tra problemi familiari, che anche i migliori investigatori hanno, tra droga, violenza, segreti che durano da anni e tradimenti la trama di Notturno islandese si dipana lentamente passando attraverso punti importanti della storia determinanti per capire la fine.
E la fine è un problema perché il lettore vorrebbe leggere all’infinito di Ari Por e della quotidianità islandese tra sole di mezzanotte e freddo pungente.

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