Ho letto questa meraviglia in francese, diversi anni fa. “La mort d’Auguste” scritto nel 1966. Poi l’avrei voluto regalare ad amici che apprezzano il formidabile talento letterario di Simenon, ma purtroppo non ho mai trovato la versione tradotta. Finalmente Adelphi ha pensato bene di ovviare a questa pecca e nel giugno scorso lo ha pubblicato in italiano, tradotto da Laura Frausin Guarino.
La morte di Auguste è uno dei “Romans durs” del celebre autore belga, padre di Maigret ma pure di numerosissimi romanzi degni di nota forse anche più dei “polar” come chiamano, in Francia, il genere poliziesco, in pratica: il giallo. A mio avviso veri capolavori.

La storia è semplice, muore Auguste stroncato da un ictus nel ristorante parigino che era tutta la sua vita, il figlio Antoine, mite e generoso, che lavora con lui, si occupa dei primi dettagli legati alla morte, camera ardente, prete, eccetera; i suoi due fratelli, ben diversi tra loro ma accomunati dalla stessa cupidigia, iniziano subito a sospettare che Antoine voglia appropriarsi di tutto, che nasconda qualcosa. La ricerca del testamento pare non dare esiti positivi. Dove è finito il malloppo?
L’ambientazione è quella di una Parigi popolare, quartiere les Halles, in cui c’erano i mercati generali, in cui il Centre Pompidou, confidenzialmente Beaubourg, di Renzo Piano e Rogers, era di là da venire.
I personaggi sono tracciati con grande maestria. Ognuno con caratterizzazione psicologica forte, precisa, sottile, materia in cui il “maestro” è maestro, appunto. Le mogli, la vecchia signora Ledru, il cuoco, i camerieri, Nicole, la compagna impicciona del fratello minore… tutti sono inseriti al loro posto, tutti hanno i loro problemi, le loro manie, le loro pulsioni, che a volte nascondono sotto il tappeto.
Un romanzo breve ma molto intenso, che si legge velocemente e lascia forse un po’ di amaro in bocca, ma che sa anche emozionare, poiché una scrittura simile è rosolio e balsamo per l’anima.
Una storia da leggere assolutamente, a mio avviso tra i migliori dei suoi “romanzi duri”, insieme alla Camera Azzurra, L’uomo che guardava passare i treni e altri indiscussi capolavori.


