Nostra signora dei fulmini
Se il corpo di un ragazzo viene trovato senza testa in una vasca per l’allevamento dei pesci, la cosa peggiore che può succederti è essere uno di quelli che poche ore prima hanno preso parte a una lite con lui – e, a differenza degli altri, non avere un alibi. Vincenzo ci ha provato a restare fuori dai guai, a mettersi alle spalle l’uomo che è stato. Si è trasferito nel porticciolo di Bacoli, di fronte al mare, in cerca di una pace che Napoli non poteva più offrirgli. Adesso accanto a sé ha una compagna, Irene, e un amico leale, Antonio, che hanno imparato ad accettare i suoi silenzi, i suoi tormenti, senza fare troppe domande. Eppure la felicità sembra ancora un miraggio, tanto più da quando la piccola comunità di pescatori dove trascorre il suo tempo è spaccata a metà. Una multinazionale sta per inaugurare nella zona il più grande allevamento ittico del Mediterraneo: qualcuno è allettato dall’opportunità di lavoro, altri temono di perdere la propria autonomia. Una mattina scoppia un diverbio, gli animi si scaldano, volano colpi e parole; la sera, uno di loro muore in circostanze terribili. Tutti i sospetti finiscono inevitabilmente sull’unica persona che si ostina a non spiegare dove fosse nelle ore in cui il ragazzo perdeva la vita: Vincenzo. Ma perché nascondere la verità, se questo comporta essere indagato per omicidio? Con una scrittura densa di umanità, Giancarlo Piacci sonda non soltanto le contraddizioni di un protagonista in lotta contro se stesso, ma anche i contrasti sociali di una realtà eternamente pronta a esplodere.
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Recensione a cura di Edoardo Todaro

Giancarlo Piacci, con “ Nostra signora dei fulmini “ parte decisamente con il piede giusto. Molti scrittori italiani che si cimentano nello scrivere, sono alla ricerca, nel momento di dover dare alle stampe il proprio scritto, di una copertina che sia riferibile a quanto in procinto di pubblicare. Il noir di Giancarlo Piacci e Zerocalcare? Un abbinamento senza dubbio azzeccato. Tralascio lo scendere nel parlare di Zerocalcare, perché ciò di cui siamo, per certi versi, obbligati a parlare, anzi a scrivere, è riferito a Giancarlo Piacci ed il suo “ Nostra signora dei fulmini “. Diciamolo subito, ciò che ci troviamo tra le mani è un noir da dover incasellare nel genere, attualmente in voga, del working class. Se c’era qualche dubbio in proposito sono sufficienti le prime quattro frasi, riprese da “ Alla linea “ di Ponthus. Libro molto bello ed allo stesso tempo molto passato in secondo piano. Un noir, “ Nostra signora dei fulmini “, che mette al centro non solo, e soltanto, l’indagine, ma anche il conflitto che si dipana attorno all’acquisizione dei lavori interni al porto di Napoli. Conflitto sul futuro del porto, dei lavoratori e delle loro famiglie che da sempre vivono su di esso ed un omicidio, improvviso, sono elementi che Piacci tiene insieme , come ingredienti di un buon piatto da gustare fino alla fine. La cooperativa dei pescatori,la Dinamic SEA azienda internazionale di allevamento ittico che vince l’appalto, non tanto per un futuro dell’itticoltura, ma bensì per costruire il più grande mercato del pesce allevato. Futuro che innesca conflitti tra chi, fino al giorno prima, ha condiviso tutto e di più con una cooperativa che con la lavorazione del pescato, ha rappresentato una sicurezza per tutti, un mutualismo, per dirla con la declinazione dell’oggi. Ma ecco che le nubi cominciano ad affiorare: subappalti, sfruttamento. Ma non solo: la solidarietà viene messa in discussione attraverso accuse reciproche, le liti si estendono a macchia d’olio raggiungendo il punto più basso mai raggiunto dalla comunità e superano, immancabilmente, i confini del porto e producono l’effetto indesiderato: un morto, anzi due, con la paura che infetta ovunque e che il regolamento di conti tra fazioni che si contrappongono sul futuro della cooperativa del porto, diviene una falsa pista. Un mondo fatto, oggi, di insicurezza, miseria, precarietà, è ciò a cui fare riferimento; far parte di una collettività e della solidarietà è il passato, un passato che si rompe. Napoli: il luogo in cui si svolge il tutto, con le sue regole non scritte. Il rispetto più che il timore, l’esempio? Unica minaccia utile: se non muori in un agguato puoi finire in galera, essendo la vita del criminale molto breve; ed a proposito di regole di comportamento: “ con le donne si mente e con le guardie si tace “. Napoli ed il carcere come scuola di vita che insegna che la pazienza è un valore, dove il tempo non passa mai ed è sempre uguale, con i giovani dei quartieri popolari che nascono con il peccato originale cucito addosso, con un ‘uaglione ucciso dalla polizia la “ mala polizia “; i tarocchi, l’interpretazione del futuro, la lettura delle carte, delegato alle donne; altro che paranze dei bambini, abbiamo a che fare con sfruttamento delle discariche; la speculazione edilizia; con il SISTEMA.

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