Genere:
Non si uccide di martedì
Venezia. Nel più rinomato caffè di San Marco una elegante anziana signora incontra l’avvocato Ridolfi, un giovane dal fare astuto, anche se alcuni dettagli del suo abbigliamento denunciano scarsa affermazione professionale. La signora è una vedova molto ricca e altrettanto cinica, indifferente alle sirene del conformismo. Tra i due si stringe un accordo. Rita, la nipote della vedova, ed Enrico, chirurgo in carriera, sono in viaggio di nozze a Rodi, allora italiana: siamo nel 1938, nei giorni del Trattato di Monaco. Li avvicina un sedicente generale di nome Costantini, che comunica a Rita l’improvvisa morte della nonna, dicendo di averla sposata poco prima che si spegnesse e consegnando alla nipote un testamento che la rende unica erede di una immensa fortuna. Ma il testamento include una clausola capestro, dove si insinua l’avvocato Ridolfi, che fa la sua comparsa a Rodi con una proposta tanto ambigua quanto minacciosa. Tra i quattro, sullo sfondo mondano e corrotto dell’isola levantina, inizia un carosello di mosse e contromosse, che include il ricatto e un incombente delitto: un gioco in cui uno solo potrebbe vincere tutto. Il mistero da Rodi ritorna infine a Venezia, dove i personaggi, messi in scena con piglio umoristico e a tratti satirico, lo condurranno a soluzione. Anche in questo libro Andrea Molesini – autore di Non tutti i bastardi sono di Vienna e di Il rogo della Repubblica – sceglie la via del romanzo storico per raccontare torbide relazioni familiari e intrecci criminali, invitando il lettore a esplorare il passato per interrogare il presente.
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1938  non una data a caso. Una data che ci porta a quando l’Italia si faceva vanto dell’essere potenza militare e Rodi, famosa isola greca, è italiana. Rodi è importante perché la trama di questo romanzo si dipana tra Rodi con le sue barche bianche dei pescatori e quelle scure di lusso, appunto, e Venezia. Ma non sono solo queste il riferimento di quanto scrive Molesini, di sicuro è il tanto agognato testamento, con i suoi effetti collaterali, attorno a cui sgomitano tutti i possibili fruitori e che mette gli uni contro gli altri, con il quale si evidenzia cosa fanno fare i soldi, sul fatto che il denaro non sia altro che una bestia feroce, che colpisce al momento opportuno, un nemico implacabile; con un avvocato che risulta essere un vero Azzeccagarbugli. Ma se poco sopra mi riferivo a questioni riconducibili alla storia è perchè sullo sfondo di quanto descritto incontriamo non solo i venti guerra che soffiano sull’Europa, ma addirittura l’ex quadrimviro, governatore del Dodecanneso,  De Vecchi .Ciò che colpisce è la descrizione del vivere nei manicomi che introduce la figura di Elena che passa dai soprusi vissuti nel manicomio l divenire killer mettendo in atto l’arte di uccidere .Un romanzo che volenti o meno, che ci descrive le discussioni che avvenivano sul concetto di popolo, su Mussolini, il suo desiderio di trovare il  nemico e le sue mire espansionistiche, un caporale con diploma di maestro di scuola elemntare, figlio di un fabbro che diviene LUI. Anche in 198 pagine si può coniugare scrittura di un romanzo e pagine di storia, pagine altrimenti dimenticate, anzi non conosciute.

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