Con Morte di un Naso, Monica Sommacampagna firma un romanzo che si colloca nel solco del giallo italiano contemporaneo, ma allo stesso tempo se ne distanzia per ambizione, atmosfera e originalità. Il cuore della storia non è solo l’indagine sull’omicidio del celebre profumiere mantovano Davide Frua, “il Naso”, ma il mondo sensoriale, intimo e fragilissimo che ruota attorno al suo assassinio e alla memoria olfattiva dei personaggi che lo hanno conosciuto.
A guidare il lettore attraverso questa trama stratificata è l’ispettore Massimo De Garde, un protagonista che colpisce immediatamente. Non è l’eroe infallibile del noir classico, ma un uomo complesso, cresciuto in un ambiente familiare difficile, segnato da lutti, bullismo e relazioni irrisolte. La sua unicità, però, risiede nella sua straordinaria sensibilità olfattiva, ereditata dalla madre e raffinata negli anni. Per De Garde gli odori non sono semplici percezioni: sono codici, ricordi, porte che si aprono sul passato e strumenti di indagine più efficaci di mille interrogatori.
L’omicidio di Frua, ritrovato in un campo di zucche alle porte di Mantova, diventa così non solo un caso da risolvere, ma un percorso multisensoriale in cui le fragranze si fanno indizi, metafore, talvolta persino trappole. L’autrice ha il coraggio – e la competenza – di costruire un intero impianto narrativo su questo elemento insolito, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva: dalle note agrumate ai legni resinati, dagli accordi gourmand a quelli più enigmatici dell’oud, ogni profumo si lega a un personaggio, a un ricordo o a un frammento della verità che lentamente affiora.
Accanto all’indagine, il romanzo sviluppa un forte versante psicologico. I flashback dedicati all’infanzia di De Garde, il rapporto irrisolto con la ex fidanzata Laura – oggi medico legale del commissariato – e le fragilità dei membri della sua squadra (dalla giovane agente reduce da una relazione violenta al tecnico informatico schiacciato da un rapporto soffocante con la madre) costruiscono un mosaico umano ricco, realistico e profondamente empatico. È una polizia fatta di persone comuni, con debolezze e traumi che influiscono sul modo in cui percepiscono il mondo e conducono il proprio lavoro.
La Mantova che fa da sfondo all’indagine non è la città-cartolina, ma un luogo avvolto dalla nebbia, sospeso, quasi proustiano nel suo legame con la memoria e con il tempo che non passa mai del tutto. Anche Borghetto sul Mincio e Verona – luoghi solo apparentemente luminosi – partecipano a questa atmosfera sospesa, contribuendo a un senso di inquietudine che accompagna la lettura fino al finale, costruito su rivelazioni che intrecciano passato e presente.
Uno dei meriti maggiori del romanzo è la sua capacità di conciliare ritmo e introspezione. La Sommacampagna non rinuncia ai colpi di scena, alle false piste, alle lettere misteriose che arrivano all’ispettore durante l’indagine e lo costringono a mettere in discussione tutto ciò che credeva di sapere. Ma allo stesso tempo non sacrifica lo scavo psicologico, regalando una storia più ampia di un semplice “chi è stato?”. Morte di un Naso è infatti un racconto di identità, di legami familiari, di dolore taciuto e di possibilità di rinascita.
Il risultato è un giallo corposo, che richiede attenzione e tempo, perché la sua forza non risiede solo nella tensione narrativa, ma nell’atmosfera e nella profondità emotiva. Un libro che affascina proprio come un profumo ben costruito: all’inizio cattura per le note di testa – l’omicidio e il mistero – poi svela lentamente il cuore – i personaggi e i loro segreti – e infine resta sulla pelle con un fondo malinconico che accompagna il lettore anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Morte di un Naso è un romanzo autoconclusivo, ma lascia aperto uno spiraglio che fa sperare in una futura serie dedicata a De Garde. E sarebbe davvero un peccato non ritrovare questo ispettore così insolito, che indaga seguendo non solo la logica ma anche le emozioni, la memoria e soprattutto l’olfatto.
Un giallo diverso, sensoriale, ricco, che conquista chi ama l’intrigo ma anche chi cerca nella lettura un universo di sensazioni.

