Andrew Jackson è un uomo perso e perduto. È perso come grandi pezzi della sua memoria, a breve e lungo termine, e perduto come chi si abbandona a rabbia e solitudine.
Andrew era “Il Campione di Boston”, fantino professionista di fama internazionale, ma ora non è più niente, divorato da una rara malattia che gli toglie in modo inesorabile ricordi e identità. È irascibile e violento e non perdona, agli altri e a sé stesso, l’incapacità che prova nel non poter arginare la sua veloce corsa verso l’oblio.
Alle allucinazioni uditive e olfattive si alternano incubi ricorrenti e feroci scatti d’ira che lo mettono in continuazione nei guai.
Il suo psichiatra, nonché unica figura amica, Samuel Miller, gli propone un tentativo, estremo ma potenzialmente utile: un trapianto di cervello in una clinica all’avanguardia, l’Alpha Luce, gestita da suo fratello, il dottore Micheal Miller, celeberrimo neurochirurgo, creatore di una miracolosa formula, che permette la rigenerazione delle cellule cerebrali.
Andrew rifiuta di sottoporsi all’intervento, conscio delle poche possibilità di esito positivo, ma qualcosa – anzi qualcuno – lo convince: il piccolo Peter, il figlio che Andrew inizialmente non ricorda neanche di avere e che rischia di finire in una casa-famiglia, proprio come lui, vittima di abusi e abbandono. Tutto assume una luce diversa: Andrew deve guarire per ottenere la custodia di Peter e solo l’operazione può dargli questa opportunità.
L’intervento va bene, la sua ripresa è inaspettatamente rapida e il personale della clinica è molto ottimista sulla rapida riabilitazione di Andrew. Tuttavia, un elemento appare subito molto strano: l’uomo percepisce e ché di diverso in lui, qualcosa di nuovo, come se nella sua testa egli non sia più “da solo”, come se, oltre ai suoi (finalmente tornati) ci siano altri ricordi, insieme ad altre competenze, a lui del tutto estranee.
Da qui, quello che inizialmente era apparso come un noir psicologico, diventa un vero e proprio thriller al cardiopalma, fatto di continui colpi di scena e rivelazioni.
I personaggi secondari assumono da subito tratti ben distinguibili e la narrazione è serrata e precisa.
I temi trattati sono molteplici. C’è una disamina della condizione alienante della malattia mentale e del conseguente isolamento che essa comporta; c’è la paternità come cura dall’abbandono subito e il tentativo di espiazione dopo una vita di superficialità, c’è lotta contro l’ingiustizia subita e il tentativo di riscatto sociale. Ma, soprattutto, c’è un esordio di tutto rispetto!
Manuela Luciani si mostra decisamente preparata e disinvolta nel raccontare una storia intrecciata e affatto semplice, tratteggiando vicende e personaggi e delineando qua a là decise pennellate di thriller.
Memoria Pericolosa analizza la scottante questione del trapianto cerebrale e degli ipotetici (e ovviamente immaginari) effetti collaterali. Tratta, inoltre, anche la fondamentale importanza del prendere distanza da ciò che ci ha ferito, per evitare che tutto si riproponga, magari a danno di chi amiamo.
La lettura di questo romanzo risulta rapida e immediata proprio grazie alla grande capacità narrativa dell’Autrice.
Le domande che rimangono in mente sono diverse, ma soprattutto rimane la consapevolezza di aver trascorso del tempo piacevole in compagnia di una lettura mai scontata e ben strutturata.
Consigliato. E aspettiamo altro dalla talentuosa Penna di Manuela.

