La farfalla dei ghiacciai
Un dipinto venduto da un misterioso intermediario trascina il gruppo dei Dumb Witness, quattro cinquantenni appassionati di gialli, sulle orme della ricca ed eccentrica ereditiera Matilde Ongran. Al loro arrivo, però, l’appartamento della donna è vuoto, e sembra che lei stessa prima di svanire nel nulla abbia voluto lasciare degli indizi per essere trovata. La scomparsa spinge gli improvvisati detective a esplorare i negozi di antiquariato più esclusivi di Torino e le loro ricerche li conducono fino alle silenziose montagne della Val di Susa, in un piccolo borgo dove credono che Matilde sia tenuta prigioniera. Enigmi da decifrare e sorprendenti incontri accompagneranno Veronica e i suoi amici in un percorso dove la verità sembra sempre sfuggire, fino all’ultima, inaspettata scoperta.
Un mistero elegante tra Torino e le montagne: la magia di La farfalla dei ghiacciai
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Alessandra Rinaldi
Ciao a tutti, sono Alessandra. Adoro leggere, fin da bambina sono cresciuta con i libri in mano. Ho dei generi preferiti, come tutti, ma mi piace spaziare. Mi sono cimentata nella scrittura, ma ho trovato la mia dimensione nell’editing, nella correzione di bozze e nella valutazione dei testi. Mi piace entrare in contatto con gli autori, cercare di immedesimarmi nei loro pensieri, per collaborare e provare a migliorare i testi. Grazie a GialloeCucina ho la possibilità di trasferire su carta, attraverso le recensioni, le emozioni che un romanzo mi regala. GialloeCucina mi permette di scoprire nuovi autori, di leggere le interviste esclusive e di assistere alle dirette, oltre che informarmi attraverso le varie rubriche. E, dettaglio da non trascurare, ho la possibilità di migliorare la mia scarsissima esperienza in cucina. Cosa c’è di meglio che mangiare un buon pezzo di torta, sorseggiando un calice di vino mentre si legge un buon libro?

La farfalla dei ghiacciai, romanzo d’esordio di Paola Gianni, è una di quelle letture capaci di unire il piacere del mistero alla grazia dei cozy crime più raffinati, regalando un’esperienza coinvolgente e insieme profondamente atmosferica. È un libro che conquista non tanto per il clamore dell’azione, quanto per la cura dei dettagli, l’eleganza dell’intreccio e la capacità di far sentire il lettore parte di un piccolo universo narrativo ricco di fascino.

La storia ruota attorno a Veronica Arnaldi, una donna che ha superato i cinquanta e che vive a Torino nella villa di famiglia trasformata in bed & breakfast. Veronica non è un’investigatrice professionista: è una persona comune, colta, discreta, legata ai ricordi e alle stanze che l’hanno vista crescere. Ma è anche una donna curiosa, abituata a osservare, capace di cogliere le sfumature. È questa normalità, piena di competenze ma priva di ostentazione, a renderla immediatamente credibile e, soprattutto, vicina al lettore.

Tutto ha inizio con un dipinto, il Ritratto di Alexandra Villard, proveniente dalla collezione di Matilde Ongran, un’eccentrica ereditiera di cui si sono improvvisamente perse le tracce. La vendita del quadro, inspiegabile per chi conosceva l’attaccamento della donna alle sue opere, diventa il primo tassello di un mistero che si infittisce pagina dopo pagina. A portare Veronica sulle sue tracce è Annalisa Ottolenghi, critica d’arte raffinata e acuta, la cui presenza nel bed & breakfast segna l’inizio di un’avventura inattesa.

Ad accompagnare la protagonista ci sono i Dumb Witness, un gruppo di amici affiatati, accomunati dalla passione per i gialli e dal gusto per le investigazioni amatoriali. La loro dinamica, vivace ma mai sopra le righe, aggiunge leggerezza nei momenti giusti, senza intaccare il tono elegante del romanzo. Anche la città di Torino, con i suoi caffè, gli antiquariati, le vie ordinate e insieme un po’ misteriose, diventa un elemento narrativo a sé, quasi un personaggio aggiunto: c’è sempre qualcosa di evocativo nelle storie ambientate in città che sanno custodire i segreti.

Il romanzo si muove con equilibrio fra gli indizi, gli interrogativi e le deviazioni dell’indagine, mantenendo un ritmo costante che non affretta e non rallenta. La Gianni gioca con la tradizione del mystery ma senza scimmiottarla: costruisce una trama coerente, punteggiata di scoperte che alimentano la curiosità, e lascia che la verità emerga solo quando i pezzi del puzzle sono finalmente allineati. Senza forzature, senza rivelazioni artificiose.

Accanto all’indagine c’è poi una dimensione più intima, fatta di ricordi familiari, del rapporto con il passato, della ricerca del proprio posto nel mondo dopo i cinquant’anni. È una sfumatura che rende la storia più ricca e meno schematica, capace di parlare non solo agli amanti dei gialli, ma anche a chi apprezza romanzi che indagano l’animo umano con delicatezza. Alcune scene domestiche, i gesti quotidiani, i dettagli culinari o legati alla vita nella villa aggiungono quel calore tipico dei migliori cozy crime.

Non manca nemmeno un accenno di romantica tensione, lieve, rispettosa, mai invadente, che contribuisce a rendere Veronica un personaggio tridimensionale e completo. E quando l’indagine si spinge fino alle montagne della Val di Susa, il romanzo acquista anche una componente più avventurosa, pur restando ancorato allo stile sobrio e ben calibrato dell’autrice.

Il finale è costruito con precisione e offre una soluzione credibile e ben orchestrata, soddisfacente anche per il lettore più esigente. Non cerca l’effetto shock: preferisce la coerenza e la profondità, lasciando una sensazione di pienezza e, allo stesso tempo, il desiderio di ritrovare Veronica e il suo affiatato gruppo in una futura indagine.

In definitiva, La farfalla dei ghiacciai è un esordio maturo, elegante e intelligente. È un romanzo che si legge con piacere sincero e che consiglio a chi ama i cozy mystery ben scritti, le atmosfere curate, i misteri che si svelano a poco a poco e le protagoniste che non devono gridare per farsi ricordare. Una storia avvolgente, che combina suspense, ironia e sentimento con equilibrio raro.

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