Muto come un orsetto
“Milano, via Padova, un’anziana prostituta giace assassinata nel suo letto. Il referto del medico legale recita “morte per asfissia”. In bocca e nella gola della sventurata ciocche di peli sintetici tolgono ogni dubbio circa la natura dell’arma del delitto: un peluches, un tenero orsacchiotto di cui si è persa ogni traccia. Il suo nome è Gosa e dal divano di Ginger, vecchia prostituta e sua amata padrona, è ora finito per strada, gettato via come si fa con l’arma del delitto, buttato tra le vie indifferenti di una nuova Milano da bere. Un barbone, tre spazzini, un’ex moglie, un ragazzone ritardato, un killer, un trentenne da aperitivo, uno psicologo, un meccanico, uno sbirro, un orsacchiotto che brama vendetta e poi Milano, un formicaio di peccatori che parcheggiano in doppia fila! “Muto come un orsetto”, una favola di mezzanotte narrata attraverso gli occhietti neri del peluches di una puttana.
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Recensione a cura di Alessandro Noseda

Bello!
Non credo di aver mai scritto di un noir “superdivertente”, ma questo romanzo breve lo è davvero.
Uno stile simpatico, accattivante e diretto alla Callegari.
Inoltre è originale, anzi originalissimo.
La voce narrante, il protagonista assoluto, il dominus della storia è un placido e paffuto orsetto di peluche con gli occhietti di plastica lucida, il cuore di stoffa e la bocca, ahimè, cucita.
Come al solito non vi rovino la lettura anticipandovi trama e finale. Sono 120 pagine, suvvia, le leggete in un attimo! Un plauso, però, a “Legnobagnato” al secolo Matteo Speroni per le ore spensierate che mi ha regalato.

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