Molto livore per nulla
Brandelli, nel suo buen ritiro di Oslo, sembra aver finalmente trovato la propria dimensione. Riesce a gestire la nostalgia, anche se Milano è un ricordo sempre vivo nella sua mente. Un pomeriggio d’autunno, la città e i fantasmi che la popolano tornano, prepotentemente, a bussare alla sua porta. Pippo Marchioro, il socio di Brandelli che ora gestisce da solo l’agenzia sulla Martesana, è stato picchiato brutalmente ed è in coma. A comunicarglielo è l’avvocatessa Teresa Speggialetti, che gli chiede di tornare a Milano per indagare sugli ultimi casi a cui ha lavorato Pippo. Brandelli è di nuovo nella sua città, ma Milano nel frattempo è cambiata molto. Troppo, forse. Inoltre, il distanziamento sociale imposto per limitare il contagio della “Peste” ha rarefatto ancora di più le interazioni fra gli abitanti e ha esacerbato i conflitti sociali. Una città fredda, incattivita, ma ancora bellissima, giocherà al gatto e al topo con Brandelli, riaprendo ferite che entrambi credevano cicatrizzate, e minerà alle fondamenta quanto costruito dal detective nella sua cattività norvegese.
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pvaralli
Penna Esordiente
Paola Varalli
Paola Varalli, nata sul Lago Maggiore, vive a Milano; di professione architetto, progetta stand fieristici e scrive per passione. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli Editori: Incroci Obbligati (nov. 2017) L'Antiquario del Garegnano (nov. 2019) e Giallo al Cimitero Maggiore (ott. 2021) tutti ambientati a Milano. Le sue protagoniste sono note come "le squinzie". Con Oakmond Publishing, solo in ebook, ha pubblicato la raccolta di racconti: Trilogia milanese. È stata finalista e menzionata in varie edizioni del Garfagnana, di Giallo Garda e al premio letterario La quercia del Myr, che nel 2023 l’ha vista vincitrice assoluta con il giallo Tira mòlla e messèda, (le indagini del bar William) Todaro editore. Sempre con Todaro Editore nel 2020 e 2021 aveva pubblicato, in precedenza, i lunghi racconti “Mani bucate” e “Che afa fa” sulle antologie "Quattro volte Natale" e "Odio l'estate" dando vita a personaggi della Milano da bere (anni '80) che ruotano intorno al Bar William di via Lomazzo. L’idraulico Pino con Marietto, virile e gommista, e il barista Viliam sono gli investigatori “sui generis” che conducono indagini amatoriali tra il serio e il faceto. Con questi personaggi ha pubblicato: Tira mòlla e messèda nel 2023 (4 ristampe) e Alba tragica nel 2024 (già in ristampa). Entrambi per i tipi di Todaro. Ha novelle e storie brevi sparse su più di venti antologie, la sua "carriera letteraria" è incominciata nel Lontano 2006, vincendo il concorso "Corpi" indetto dalla rivista Marea di Genova con il racconto "Crisi di identità". Da allora non la ferma più nessuno. Attualmente sta scrivendo la terza avventura del Bar William. Con il blog giallo&cucina collabora da diversi anni con recensioni e rubriche rigorosamente a tema “libresco”.

Partiamo dalla copertina: una mano misteriosa, di giovane in giubbotto e felpa, pesca dal pacchetto, che titola “Milano Chips”, due patatine a forma di grattacielo dell’Unicredit. Questo la dice lunga su cosa l’autore pensi delle contraddizioni di una Milano in crescita selvaggia, sempre più “NoLo e Porta nuova” e sempre meno periferia. Come scrive Ferrari: “Ciascuno partecipa del centro che è generatore, ma è un trucco.”

“Milano è fatta così, è una città rotonda con al centro il Duomo. Spiegare Milano è come gettare un sasso dentro a uno stagno o a una pozzanghera. Cosa succede? Dove cade il sasso si forma un grosso centro, quello è il Duomo, e a mano a mano che ci si allontana dal centro, le onde concentriche che si propagano si fanno sempre più grandi e indefinite. Lì è la periferia.” Questo leggiamo sulla quarta di copertina, e ancora: “È tutto orchestrato per farci credere che, se una farfalla muoverà un’ala a Chinatown, un grattacielo spunterà nel Porta Nuova District e i campi nomadi spariranno per intercessione della cementissima trinità. Nel nome del Dritto, dello Storto e del Curvo.”

E amen, aggiungo io. Ho particolarmente apprezzato il titolo, che gioca con il ben più famoso classico (e fare il verso a Shakespeare non è da tutti). D’altronde da un autore che (insieme ai soci del trio, e va bene) si era inventato per un libro precedente, uscito per i tipi di Frilli, un titolo meravigliosamente sarcastico come: “Milano, fa paura la novanta” non potevamo aspettarci nulla di meno.

Molto livore per nulla è un noir duro e ironico, con un humor tagliente e amaro, a tratti leggero ma tutt’altro che leggiadro. Ben scritto, intenso e mai banale, ci porta in una Milano molto amata e messa a nudo, con le contraddizioni che la “peste” (leggi epidemia di Covid) contribuisce ad acuire. Una storia noir da assaporare insieme alla pasta al pesto senza aglio e a una mozzarella di bufala del Carrefour.

Brandelli torna da Oslo nella sua città, lascia moglie e figlioletto per salvare un amico, o meglio… per scoprire chi lo ha menato fino a ridurlo in coma. Lo affianchiamo in bicicletta, mentre va in giro da un locale all’altro, da un indizio all’altro per cercare di capire quale dei casi di cui si è occupato Pippo Marchioro, il suo ex socio dell’agenzia investigativa, ha potuto generare tanta violenza. Milano è cambiata, si è fatta più

cattiva. Quale ginepraio scoperchierà il buon Brandelli? E la protagonista indiscussa, ovvero questa città fredda e misteriosa cosa gli racconta man mano che il “nostro” si infilerà nei suoi meandri?

Per scoprirlo vi tocca leggerlo, io l’ho fatto e vi assicuro che ne vale la pena.

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