Marco Vichi, torna a deliziare i suoi estimatori narrando una nuova avventura del commissario Bordelli, nel libro intitolato Meglio di niente, edito da Guanda editore. Un romanzo giallo molto intrigante e piacevole.
Franco Bordelli è, ormai, un ex commissario nella primavera del 1970, poiché si è ritirato dal lavoro ed è in pensione. Bordelli compie lunghe passeggiate solitarie in compagnia del suo cane Blisk, abita in un casale all’Impruneta, si delizia con buone letture, sempre consigliate dal suo fido libraio, e qualche volta si gode la compagnia della giovane e bella fidanzata, Eleonora. Organizza sempre cene astruse in compagnia degli amici di sempre: la Confraternita, formata da Diotivede, l’anatomopatologo, il colonnello Arcieri, ex dei Servizi Segreti, Ennio Bottarini, detto Botta, ex scassinatore, Dante, il cugino Rodrigo, il fido Piras, il suo braccio destro, ora vicecommissario, e Mugnai. In quelle lunghe serate, oltre a mangiare abbondantemente, i commensali si deliziano con il racconto di storie dei tempi andati, che li ha visti, in modi e maniere differenti, protagonisti, all’interno di una umanità variegata.
La vita da pensionato, però, non fa troppo per lui, e Franco sente la mancanza delle indagini e delle sue procedure. Il suo animo tinto di malinconia:
“Pensava ancora alla sua infanzia, a sua madre … Erano ricordi così vivi”.
Ecco perché quando, improvvisamente, gli presentano innanzi due casi su cui indagare, non può proprio esimersi. Uno è il caso di un uomo ricco, che commissiona furti di quadri davvero importanti, e li nasconde in un camera ricavata dalla sua biblioteca e ben celata alla vista degli ignari visitatori. E l’altro è la vicenda di un testamento, formulato e scritto da una donna, che cela al suo interno un mistero, che però deve essere assolutamente rispettato nei suoi contenuti.
Al che il commissario non può che risolvere i casi, però nell’assoluto anonimato, e in modo del tutto consono alla sua vera natura e alla sua creatività. Riuscirà nel suo intento?
In Meglio di niente la Firenze degli anni ’60 assume, come non mai, i contorni di una seconda protagonista, nello sfondo, con le sue tradizioni, i suoi vicoli, le sue piazze, i suoi boschi.
Quest’ultimo romanzo è più giallo filosofico che noir vero e proprio, a causa del commissario che continuamente si pone domande esistenziali sulla giustizia e sul senso della vita. Non soltanto: il libro è ammantato da una dolce tristezza, tipica di chi nella vita ha visto troppe ingiustizie, soprusi e violenze.
Per gli amanti del giallo esistenzialista è un vero e proprio gioiello; per gli altri un ottimo libro narrato con uno stile fluido e coinvolgente che incanta e trascina. Buona lettura!


