Recensione a cura di Dario Brunetti
Livorno trema è il nuovo romanzo noir di Diego Collaveri uscito per la Fratelli Frilli editori. Si tratta dell’ottavo capitolo della serie dedicato al commissario Botteghi che deve indagare sull’omicidio di un tossicodipendente tunisino; l’uomo è Habib Bahri morto con un colpo d’arma da fuoco nei pressi della Dogana D ’Acqua, uno dei luoghi storici di Livorno, una via commerciale che collegava la città al fiume Arno realizzata dalla famiglia Medici nel periodo legato al Rinascimento. Botteghi sarà coadiuvato nell’indagine come sempre dai suoi fedeli colleghi Busdraghi e Mantovan, ma questa volta il collaudato gruppo investigativo sarà trascinato in qualcosa di profondamente personale che riguarda lo stesso commissario. Mentre affioreranno ricordi legati al passato inerenti soprattutto alla morte di sua moglie Nadia, in un appartamento in via delle Navi, nei pressi del Quartiere dei Cappuccini viene ritrovato impiccato a una corda il corpo di Sergio Beltramis, un geometra collaboratore del Comune.
L’omicidio del tossicodipendente tunisino e il suicidio del geometra saranno collegati da un unico filo conduttore? Chi vuole incastrare il commissario Botteghi in quel che sarà una trappola psicologica che gli farà rievocare quei fantasmi di un passato così difficile da dimenticare?
L’indagine più intima e dolorosa di Botteghi porterà lo stesso commissario a mettere da parte il valore etico della giustizia a discapito di un regolamento di conti strettamente personale legato a un sentimento di odio e di vendetta.
Una barriera morale che viene a poco a poco distrutta e dove la giustizia sembra non fare il suo corso pone il suo protagonista davanti a una scelta rancorosa del tutto solitaria. Botteghi dovrà agire nell’oscurità e nel silenzio effettuando un’indagine personale per scardinare un sistema che vede gli alti vertici dello Stato entrare in affari sporchi con il mondo della politica in quel che sarà un intreccio destinato a cambiare per sempre il destino dei personaggi della storia.
Livorno trema è un noir di denuncia sociale che si trasforma in un thriller adrenalinico e claustrofobico: da un lato la denuncia sociale offrirà al lettore uno spaccato amaro della realtà quotidiana in cui emerge il decadimento morale della politica e dello Stato e di quel potere capace di sovvertire l’ingranaggio della giustizia ordinaria. Dall’altro il ritmo incalzante della storia coinvolgerà il protagonista in una corsa contro il tempo che lo porterà a un inevitabile punto di svolta definitivo.
Collaveri rompe l’impostazione e i meccanismi del giallo classico, nel quale il protagonista è il perfetto risolutore dei casi di omicidio; ci svela, invece, proprio il lato fragile del suo personaggio, costretto ad arrendersi a un potere corrotto capace di sovvertire gli equilibri di un intero sistema.
Lo stato emotivo di Botteghi si incrocia con l’atmosfera inquietante di Livorno, creando una sorta di interazione tra uomo e ambiente. La città diventa lo specchio della sua anima inquieta e solitaria, devastata da una pioggia persistente e implacabile che si trasforma in una morsa opprimente.
Le déluge, come direbbero i francesi, indicando in senso figurato un flusso di eventi scatenanti che si abbattono sull’essere umano.
Come ne uscirà il commissario Botteghi? Questo nuovo capitolo segnerà il punto di non ritorno per il nostro protagonista?
Livorno trema è un imperdibile gemma letteraria tutta da scoprire, firmata da una delle più pregevoli penne del noir italiano contemporaneo.


