La Gang delle tre B
Roma, inizio anni Settanta. La criminalità sta cambiando velocemente. Dalla Francia è arrivata una gang di spietati assassini che vuole importare in Italia due business tanto pericolosi quanto redditizi: rapimenti ed eroina. Gli uomini della mala locale sono davanti a un bivio: chi si oppone viene assassinato, chi china la testa viene arruolato. Sono anni di sangue e di sparatorie. La polizia fatica a tenere testa ai nuovi arrivati, il cui modus operandi aggressivo stravolgerà per sempre gli equilibri della malavita, nella Capitale come nel resto d’Italia. In mezzo a questo turbine, vari personaggi si avvicendano. Un giovane cronista curioso; un poliziotto di turno nel giorno sbagliato; un sequestro di persona che si trasforma in un’incredibile storia d’amore; due fratelli di borgata dai buffi soprannomi di Topolino e Paperino, che cercano di cogliere l’occasione per fare il salto di qualità e rischiano invece di farsi stritolare da un meccanismo spietato… Un romanzo pieno di colpi di scena, un periodo drammatico della nostra storia raccontato con il talento insuperabile di Massimo Lugli.
La Gang delle tre B fotografa il momento esatto in cui Roma smette di essere popolare e diventa criminale, incoronata “regina nera” da sangue, soldi e terrore

“LA GANG DELLE TRE B” DI MASSIMO LUGLI

Recensione a cura di Claudia Proietti

La gang delle tre B è l’ultimo libro di Massimo Lugli, edito da Newton Compton Editori. Il maestro indiscusso della cronaca nera italiana torna a raccontare la sua città scavando nel passato oscuro, in particolare agli albori del suo periodo più nero e sanguinoso, con un romanzo che è al tempo stesso un documento storico e una tragedia corale.

La vicenda narrata inizia a metà degli anni ’70, quando ancora Roma è in mano a una malavita piccola e disorganizzata, fatta di ladruncoli d’auto, bische clandestine e scommesse. Tutto viene stravolto dall’arrivo e dalla repentina ascesa di una gang di professionisti del crimine, reduci dalla galera francese e dalla Legione Straniera. I componenti di questa banda, chiamata “delle tre B” poiché formata da Momi Bellicini, Albert Bergamelli e Matteo Berardinelli, sono spietati e dotati di una potenza di fuoco mai vista prima, attraverso la quale puntano allo strapotere su Roma tra il traffico di eroina e i sequestri di personalità illustri. A corredo della banda si muovono due ladruncoli di quartiere: Aldo Salustri detto “Paperino”, un ladro d’auto d’altri tempi che vive di espedienti e lealtà, e Gianni, “Topolino”, un diciassettenne ambizioso affascinato dal mito dei gangster che finirà stritolato da un ingranaggio troppo grande per lui. I due fratelli si ritrovano a fare da manovalanza ai marsigliesi, in collaborazione anche con un criminale più esperto di loro detto “Er Monco”.

Quando Paperino, il maggiore dei fratelli, finisce all’ospedale per un grave incidente, Topolino si offre come suo sostituto per fornire auto alla banda per effettuare le rapine. È proprio durante un colpo all’ufficio postale di Piazza dei Caprettari che qualcosa va storto e a morire è un poliziotto, Giovanni Astolfi, il cui assassinio porta con sé conseguenze tragiche e funge da innesco a quella che sarà la caduta inesorabile della banda e dei destini dei protagonisti della storia. I fatti, le modalità del loro svolgimento, la meravigliosa narrazione, la realtà tagliente dei dialoghi e i personaggi perfettamente tratteggiati, sono contenuti in questo prezioso scrigno nero fatto di pagine e inchiostro.

Tra i temi principali magistralmente trattati da Lugli ci sono tre fondamentali verità: la prima è che “Roma non vuole capi”, la Capitale emerge come reale protagonista della storia pur restando all’ombra delle bische polverose e delle borgate degradate e fagocita, distruggendolo, chiunque provi ad autoproclamarsene re; la seconda riguarda l’evoluzione della malavita rionale in un’organizzazione aziendale su grande scala, Lugli descrive con precisione chirurgica il passaggio dai “barabba” rionali — che rubavano per sbarcare il lunario ma evitavano lo scontro diretto con le guardie — ai moderni lupi solitari o organizzati; la terza è legata all’ineluttabilità della disfatta per chi nasce ai margini della società, condannato senza possibilità di redenzione o salvezza.

La gang delle tre B, oltre a raccontare la parabola ascendente e discendente dei Marsigliesi (Bergamelli, Bellicini, Berardinelli), è anche una nitida fotografia del momento esatto in cui Roma perde la sua anima “popolare” per diventare teatro di un male globale, spietato e, soprattutto, ben organizzato.

A livello strutturale il romanzo segue due binari paralleli destinati a scontrarsi nel sanguinoso epilogo. Da una parte ci sono i Marsigliesi: esperti di armi, feroci ed eleganti, pronti a sottomettere Roma con l’eroina e a terrorizzarla con i sequestri. Dall’altra parte c’è la “micro-criminalità” delle borgate, umile e disperata, rappresentata dai fratelli Salustri.

Lugli utilizza un montaggio alternato costantemente crescente che, capitolo dopo capitolo, alterna la fredda pianificazione dei criminali francesi alla disperata quotidianità dei poliziotti di strada, il cui sacrificio diventa il punto di non ritorno morale della narrazione.

La forza del romanzo risiede in un realismo che non concede sconti. Grazie alla sua esperienza di cronista, Lugli non ha bisogno di inventare orrori: gli basta attingere alla memoria storica. Le vicende brutali descritte non sono artifici letterari, ma echi di una cronaca che l’autore ha visto con i propri occhi e che riporta con uno stile inconfondibile, corredato da una prosa asciutta e un dialetto romanesco verace e autentico.

La Roma dipinta da Massimo Lugli è quella che si affaccia ai suoi anni bui per diventare più che mai madre e meretrice, sovrana e boia, pronta ad accogliere l’ondata di piombo, soldi e sangue che arriverà, da lì a breve, con la Banda della Magliana.

La Gang delle tre B è un romanzo fortemente consigliato a chi vuole individuare con esattezza il punto di inizio degli anni di piombo e comprendere le radici del male nella Roma contemporanea.

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