L’innocenza dell’iguana
Una sparatoria in pieno centro sconvolge Milano: un sicario in moto, nascosto da un casco integrale e una tuta di pelle, apre il fuoco su due uomini per poi dileguarsi nel nulla. Mentre il vicequestore Loris Sebastiani inizia le indagini e il giornalista hacker Enrico Radeschi si trova avvolto dalle nebbie di Venezia, emergono i primi dettagli: le telecamere della zona in cui è avvenuto il feroce agguato non hanno registrato nulla di utile, e le due vittime – il noto conduttore radiofonico Michele Carras e l’imprenditore Giovanni Fontana, ricoverati in condizioni critiche – sembrano appartenere a mondi fra loro inconciliabili. Qual è, allora, l’oscuro legame che ha finito per incrociarne i destini? Per risolvere il mistero, il poliziotto sa di poter contare sull’aiuto del cronista e sulle sue doti informatiche. Peccato che Enrico sia distratto: deve aiutare il Danese, l’amico dal passato oscuro. L’uomo è in fuga, braccato dalla polizia e impegnato nella disperata ricerca della figlia scomparsa. C’è un barlume di speranza: forse la ragazza è ancora viva e può essere salvata, ma il tempo stringe e il pericolo incombe. Ad aiutare Radeschi in questa doppia indagine ritorna Liz, giovane e brillante hacker, determinata a dimostrare il proprio valore e a superare il maestro in astuzia e capacità investigative. L’innocenza perduta, però, non si recupera, come tutti scopriranno a proprie spese, e ben presto la vicenda si trasforma in una corsa contro il tempo, con i fantasmi del passato che riemergono mettendo a dura prova tutti i protagonisti.
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Cito subito tre scrittori divenuti famosi nel panorama italiano Malvaldi, Pandiani e De Giovanni, per dire che, ormai, portare avanti un cosiddetto doppio binario, cioè affiancare ad una serie ormai affermata una novità è un qualcosa che si sta diffondendo. A quelli citati dobbiamo aggiungere Paolo Roversi che al giornalista hacker con l’inseparabile vespone giallo del ’74, ha messo mano e penna e tirato fuori il commissario Botero, Roversi ci sta abituando, fortunatamente in positivo, all’alternarsi dei due. In questo caso abbiamo a che fare di nuovo con Radeschi. Entriamo quindi a parlare de “L’innocenza dell’iguana “: il noto conduttore radiofonico,affetto da complottiamo, Michele Carras e l’imprenditore, nel settore auto di lusso, Giovanni Fontana finiscono, in pieno centro a Milano, sotto il fuoco proveniente da un sicario in moto. Il secondo morirà. In questa nuova indagine, imperniata su chi dei due è il bersaglio del sicario,e quindi uno è stato un effetto collaterale, condotta da Radeschi, ritroviamo tanti di coloro presenti nei precedenti a partire dal “ danese “ con le sue massime al vicequestore Sebastiani con il suo pessimo umore quando un’indagine non decolla, e questa è proprio una di quelle, sospettoso di chi risponde troppo in fretta alle accuse mosse. Come del resto troviamo l’immancabile mafia russa, il traffico di droga compreso il captagon, la “ droga dei soldati “, storie di broker di chi si arricchisce sulle disgrazie altrui, l’autosalone per riciclare denaro sporco e per restare ai giorni nostri a fare da sfondo la guerra in Jugoslavia. Una indagine con piatti squisiti: dalle “ sarde in saor “ ai “ cicchetti di pesce “, al baccalà alla vicentina; un Radeschi, un “ pennivendolo a cottimo “ che filosofeggia sull’esistere con il suo “ MilanoNera “, ormai in fase di decollo nel circuito dei portali specifici, e che non risparmia critiche al vetriolo verso i giornalisti, accusati di superficialità e di mancanza di volontà nel trovare l’eventuale colpevole a beneficio del fatto che il caso possa durare a lungo per poterci scrivere ad oltranza e che se per una settimana non avvenissero omicidi il 90% dei giornali cartacei ed online scomparirebbe, non è necessario pubblicare ciò che è vero ma bensì ciò che può incuriosire. Se tanto mi da tanto, il prossimo di Roversi sarà un nuovo appuntamento con il commissario Botero, nonostante i prossimi 20 anni del vespone.

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