L’illusione del vuoto. Un’indagine del vicequestore Canfora
Mantova colta ed elegante. Mantova incastonata tra specchi d’acqua, antiche mura e silenzi. Silenzi anche sui propri segreti, specialmente i più oscuri. È qui che, sempre più riluttante e afflitto da una malinconia dalle radici profonde, si muove il vicequestore Michele Canfora, costretto un giorno a fare i conti con il male nascosto tra le tranquille vie della città e nelle vicine campagne, materializzatosi nel cadavere di un uomo rinchiuso in un bidone blu. Si tratta di Giacomo Arturi, vent’anni, un’esistenza non tutta alla luce del sole, e un patrigno ben noto alle forze dell’ordine. Occorre quindi andare a stuzzicare quel silenzio, cercare risposte tra i volti e le vite di una città ricca e ombrosa. In questa indagine Canfora sarà aiutato non solo da Elias Tempofosco, giovane e talvolta improvvido agente di prima nomina affibbiatogli contro la sua volontà, ma anche da Cartone, informatore senzatetto che tutto vede senza essere visto, e che per il vicequestore avrà in serbo rivelazioni ben più esplosive del caso stesso… Elena Dottini irrompe al suo esordio con un noir dalla voce squillante e sicura, capace di trasmettere ai suoi personaggi e alla città un calore e una verità che trascinano il lettore fino all’ultima pagina.
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Recensione a cura di Ornella Donna

Elena Dottini firma con L’ illusione del vuoto un noir di eccellenza che, per la prima volta, snoda le sue azioni nella città di Mantova, pittoricamente riprodotta con precisione e fascino. Ambientazione, teatro perfetto per ospitare un noir a tinte fosche, dove dietro l’ apparenza di una tranquilla cittadina operosa si nascondono segreti, menzogne, malesseri diffusi. Così:

     “A Mantova il pericolo non è manifesto, si nasconde: è un potenziale che affonda la sua natura angosciosa proprio nel fatto che lì, il male, non te lo aspetti.”
Il libro prende avvio dal macabro ritrovamento di un cadavere quasi mummificato sistemato in un barile e abbandonato in un fosso. Chi è il malcapitato? È Giacomo Arturi, uno studente scomparso otto mesi prima. Sul caso indaga il vicequestore Michele Canfora e la sua squadra. Il caso è ostico sin dall’ inizio. L’ ucciso ha poco da raccontare, la famiglia ancora meno, il patrigno è un poco di buono, già noto alle forze dell’ordine, la madre una donna sottomessa e remissiva. Gli interrogativi si moltiplicano e tutto sembra arenarsi. È dunque il vuoto investigativo quello a cui si allude nel titolo? Non del tutto, è certamente assenza di prospettive e risoluzioni, ma è anche e soprattutto verità non raggiunta, rimossa, nascosta.
Michele Canfora è un investigatore capace e preparato, possiede molto intuito investigativo, ma ha con sé e su di sé il peso di un passato mai del tutto rimarginato e superato. Dotato di un’ alta conoscenza del male nascosto nell’ agire umano, Michele non ha affettività né sensibilità nel rapportarsi alle persone. Riuscirà a scovare l ‘assassino che ha deliberatamente stroncato una giovane vita?
Un noir raffinato e potente, dove nulla e nessuno è come appare. Tutto è inganno, “illusione”, la stessa città omette segreti sotto una spessa superficie di sguardi ingannevoli. Ovunque è vuoto, artificio dello sguardo, retrospettiva falsa e fuorviante. Un esordio solido narrativamente, ambizioso nella costruzione di trama e personaggi. Ricco di atmosfera e di pathos. Da leggere.
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