Le verità spezzate
Il grande regista de “Le verità spezzate”, Manlio Parrini, ha deciso di tornare dietro la macchina da presa. Celebrato da pubblico e critica, all’apice del successo, aveva abbandonato il cinema perché gli sembrava “un posto senza verità”. Ma ora, superati i settant’anni, ha in testa una storia speciale: un film su Augusto De Angelis, pioniere del giallo italiano negli anni Trenta. La morte violenta di Augusto De Angelis – un uomo libero senza libertà – è, per il Maestro Parrini, un caso irrisolto, che puzza di ingiustizia e ottusa censura fascista e che oggi più che mai deve essere raccontato. Ma proprio quando il regista ha trovato un produttore per il suo progetto e avviato la stesura della sceneggiatura insieme all’amica e complice Sara De Viesti, un altro giallo irrompe nella sua vita: l’omicidio dell’anziana vedova Bastoni, proprietaria della villa adiacente a casa sua. La stampa, avida di notizie, si getta sul caso e gli inquirenti si muovono tra mille ostacoli e condizionamenti, e anche Parrini si sente attratto da questo omicidio, che gli ricorda un delitto d’altri tempi, di quelli usciti dalla penna del suo Augusto De Angelis. Un giallo di ieri che contiene un giallo di oggi, legati a doppio filo da una riflessione sui condizionamenti che tutti subiamo, sui limiti delle nostre libertà, così spesso spezzate.
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Alessandro Robecchi lascia Monterossi che lo ha accompagnato per dieci libri e scrive un noir anomalo, ma non abbandona il suo stile, la sua verve e la sua scrittura che lo contraddistinguono fin dai tempi di “Cuore”

Ne Le verità spezzate conduce una danza fatta di giallo nel giallo, genesi di un film, recupero di un grande autore, racconto del passato per descrivere i nostri giorni e soprattutto la nostra libertà “vigilata” di cui nemmeno ci accorgiamo.

“La verità non esiste, la libertà è una convenzione, si allarga e si restringe a seconda del periodo storico, dell’ottusità di chi comanda, della volgarità di chi la vieta e la ostacola.”

Ne è persuaso il personaggio principale del libro raccontato al presente in terza persona: Manlio Parrini, settantaquattrenne grande regista, chiamato “il Maestro” che, a trent’anni di abbandono della regia dopo un successo planetario con il film Le verità spezzate, decide di tornare a dirigere un film che illustri il nostro tempo e l’impossibilità di essere davvero liberi cedendo al conformismo imperante. Lo vuole fare attraverso il racconto della morte dello scrittore Augusto De Angelis, padre del giallo italiano, a seguito di un pestaggio a opera di uno squadrista sul lungolago di Bellagio. Parrini, nonostante l’indagine chiusa a suo tempo in modo frettoloso, ritiene che la scomparsa sia legata alla censura del regime per limitare e modificare la produzione letteraria.

Robecchi tratteggia il protagonista come un uomo che non scende a compromessi, né si piega alle leggi di mercato. A chi gli aveva chiesto i motivi dell’abbandono del cinema all’apice del successo, aveva risposto: “Non mi interessa più, è un posto senza verità.” Tratti del carattere che lo accomunano al commissario De Vincenzi, protagonista dei gialli di De Angelis.

Il regista si trova però alle prese con le logiche di marketing e le limitazioni che gli ipotetici finanziatori del suo film gli pongono nella scelta dei collaboratori, del cast e delle ambientazioni, spingendolo sempre di più al rifiuto di ogni compromesso e a empatizzare con De Angelis, prima censurato, poi bandito e infine ucciso. Parrini vuole ridargli dignità e pertanto, con l’aiuto della sua sceneggiatrice Sara De Viesti, invisa ai produttori, procede con una sua personale inchiesta

per risolvere quello che ritiene un cold case.

Mentre lavora al film si trova coinvolto nell’omicidio della ricca e anziana vicina di casa, vedova del cavalier Bastoni che, a suo tempo, aveva finanziato il suo film di successo e gli aveva venduto a poco prezzo la dépendance dove vive nel centro di Milano. Un delitto strano con la stampa che fa da cassa di risonanza delle indagini. Tra condizionamenti politici e interventi del Procuratore, Parrini diventa, suo malgrado, strumento nelle mani del sostituto procuratore Chiara Sensini e di

Claudio Tarsi, giornalista di cronaca nera del Corriere e si crea un raffinato gioco di specchi tra passato e presente con i due casi che si intrecciano influenzandosi a vicenda.

Anche l’ambientazione riflette il dualismo perché la storia si svolge in una Milano e un lago di Como che rimangono sfumati e visti dall’occhio del regista in dissolvenza assumendo i tratti del passato: “È sempre così quando immagina una storia, va a vedere i posti che la contenevano, e li vede diversi da come sono, li vede come li vorrebbe. Sa farlo. È un dono.”

Finzione e realtà si sfiorano e si confondono in un gioco di luci e ombre e, attraverso l’immaginazione ispirata dalla storia vera, il regista si interroga sui confini indistinti e fugaci della verità. Analizza i profondi condizionamenti che limitano la libertà individuale sia nel passato fascista, sia nel presente, interrogandosi su come la libertà possa essere compressa e la verità manipolata.

La trama è ben costruita e lo stile è scorrevole e brillante, cinico e divertente, lo sguardo acuto scruta il passato per capire il presente indagando uno scrittore capostipite di genere di cui racconta sia il commissario De Vincenzi, sua creatura letteraria, sia i pensieri durante la degenza ospedaliera, prima della morte.

Si scava nella personalità di De Angelis, riflessivo, riservato e taciturno, amante dei poeti francesi, uno che leggeva Freud e cercava di addentrarsi nei labirinti della mente dei propri personaggi misurandone la psicologia per risolvere i casi di delitti e omicidi. Il flusso di coscienza usato per raccontare sé stesso permette al lettore di entrare nella sua vita, empatizzando con l’intima sofferenza dei suoi ultimi giorni.

Parrini cerca di scoprirne i punti deboli e ricostruisce la verità storica (che nel caso specifico poco ha a che vedere con la verità della giustizia) restituendo così a De Angelis l’onestà della cronaca della sua scomparsa. Riporta a galla “la storia di un uomo che avrebbe voluto essere libero ma non aveva potuto. Che aveva ristretto e compresso la sua libertà e non era servito. Di un vincente che era stato sconfitto nonostante i suoi compromessi e il suo adattarsi.”

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