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LE MANI SULLA GUARDIA COSTIERA
Attorno alla Guardia costiera si addensa sempre più fitta un’impenetrabile coltre di nebbia: alle domande di giornalisti e magistrati che si sollevano ciclicamente dopo l’ennesima strage di migranti, si contrappone infatti un silenzio totale su responsabilità, catene di comando, origine degli ordini. Ai danni di questa gloriosa istituzione italiana, capace negli anni di salvare migliaia di vite, si sta infatti combattendo oggi una battaglia tutta politica finalizzata a minarne l’autonomia e a eroderne le competenze per mero consenso elettorale. Svelare questi intrighi di palazzo è però solo il punto di partenza di una complessa inchiesta che abbraccia una partita assai più ampia e che coinvolge mafie mediterranee, oligarchi russi, trafficanti di uomini e contrabbandieri di petrolio, per un giro di affari di miliardi di euro. Nello Scavo ricostruisce per la prima volta i patti segreti tra Stati di cui nessuno ha mai finora avuto le prove; raccoglie le testimonianze di ufficiali in pensione, infiltrati, gole profonde del sistema di accoglienza; e fornisce informazioni inedite e documenti ufficiali in grado di fare definitivamente luce su quel mondo oscuro che sfrutta la vita degli altri per alimentare senza scrupoli la propria sete di denaro e di potere
C’è un principio non scritto che risiede nell’animo di ogni marinaio: quello di prestare aiuto a chiunque rischi di perdere la propria vita in mare.

Nello Scavo, è un giornalista che da molti anni segue le vicende che accadono nel Mediterraneo. Dalle sue inchieste pubblicate su Avvenire, nasce “Le mani sulla guardia costiera” (Chiare Lettere). La Guardia costiera che ha salvato negli anni migliaia di vite è messa in discussione. Ogniqualvolta sentiamo di parlare di strage di migranti le domande che ci facciamo, che vengono fatte, retoricamente, sono tante, quasi mai troviamo delle risposte. Invece leggendo questo libro, per chi non avesse mai letto gli articoli di Scavo, troviamo una complessa inchiesta, in parte condivisa con altri giornalisti, che riguarda, trafficanti di uomini, petrolio, mafie, per un giro di affari di svariati miliardi di euro. Ho trovato molto interessanti le parti che riguardano due uomini della Guardia Costiera italiana: gli ammiragli De Giorgi e Gallinelli che parlando con Scavo gli chiariscono dubbi e confermano molti sospetti.

Sotto i nostri occhi, distratti da molte altre cose, nonostante condanne e appelli internazionali si stanno svolgendo operazioni inumane, gli accordi con la Libia in particolare, che costano moltissimi soldi, non hanno fermato il problema dell’immigrazione e le torture nei campi di raccolta che altro non sono che campi di concentramento sono documentate da inchieste giornalistiche. Una guerra non dichiarata si è sviluppata negli ultimi anni nelle acque del Mediterraneo, coinvolgendo potenze come Turchia, Russia, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, NATO, USA, Italia e Francia. Il giornalismo è ostacolato dalla segretezza opposta dalle istituzioni e l‘indagine giornalistica si scontra con depistaggi e minacce, ma persiste nel portare alla luce la verità. Nel libro Nello Scavo racconta anche della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, assassinata nel 2017. Se qualcosa la morte della giornalista ha insegnato è che proprio per evitare di trovarsi soli di fronte al pericolo, bisogna scambiarsi informazioni con colleghi e colleghe che indagano sugli affari sporchi nel Mediterraneo. Scrive a proposito della collaborazione fra giornalisti: … ci ha permesso di perfezionare uno scambio informativo che ha due scopi: andare in profondità e salvarci la vita. Perché, rendendo noto che a indagare è una comunità di giornalisti, difficilmente potrà accadere a qualcuno di noi ciò che è capitato a Daphne Caruana Galizia, che invece era stata lasciata da sola. Il nostro messaggio ai protagonisti della più grande organizzazione politico-criminale che si sia mai vista in Europa e nel Mediterraneo è chiaro: non serve silenziare uno di noi, perché le notizie verranno divulgate dagli altri. (…) Nello Scavo racconta, fra le altre cose, di come negli anni sia stato ripetutamente oggetto di false informazioni per riuscire a screditarlo. Vive sotto protezione perché le minacce contro di lui sono pesanti e il 25 gennaio del 2023, il ministro Nordio riconosce, durante la risposta a due interrogazioni parlamentari che il giornalista Nello Scavo è sotto protezione a causa delle sue inchieste sulla mafia libica, è la prima volta che accade e non è consolatorio, perché, scrive Scavo, tutti sanno che riferendosi agli esponenti della mafia libica, non parla di cammellieri con il kalashnikov, ma di uomini delle istituzioni libiche.

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