«La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno. La gente vuole un mostro… E io le do quello che vuole.»
Ovvero: il fine giustifica il mezzo.
Torna Carrisi in libreria con un romanzo dalle tematiche molto attuali, che offre degli spunti di riflessione. Quanto un indizio possa creare un sospetto? Che differenza concreta esiste tra un indizio ed un sospetto ? E, soprattutto, bastano una serie di indizi a creare una prova?
Da un punto di vista meramente tecnico lo stile di Carrisi è come un buon vino e migliora sempre più col passare del tempo. Salti temporali orchestrati ad arte per generare una lievissima confusione (in senso positivo) volta ad accrescere la curiosità e il mistero. Una trama molto promettente già al temine del primo capitolo che apre le porte a quella sete di curiosità che dovrebbe costringere a voltare freneticamente le pagine una dopo l’altra ma..
Esatto per me ci sono enormi ma.
Se nell’indagine ci sono enormi dubbi legati al movente, da lettore mi chiedo perchè il protagonista agisce in questo modo? Cosa ha scaturito in lui questo modus operandi? Gli altri personaggi che sono a coinvolti, perché si comportano in quella maniera?
Mi rendo conto che chi non ha letto il libro non può capire l’origine dei miei dubbi ma, come mia abitudine, non anticiperò nulla sulla trama. Passi il messaggio che a mio modo di vedere la costruzione dei personaggi è il vero tallone di Achille di questo romanzo. Tutt’altro che memorabili, finiranno rapidamente nel dimenticatoio.
Concesse tutte le attenuanti alla voce narrante onniscente che occulta particolari importanti per creare la sorpresa finale, anche questa scelta non mi ha convinto a pieno.
Pur consigliandone la lettura, sono convinto che Carrisi ha scritto cose migliori.
Di gran lunga.
- Collana: La Gaja scienza


Una risposta
Sempre un piacere leggere le tue recensioni, Elio.