La malarema
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell’azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell’entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell’Opera pia, una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un’adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall’ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l’azzurro che le riempiva gli occhi e l’anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola. Dopo aver raccontato l’antica storia delle formichelle della Costiera amalfitana, Alessia Castellini approda nella sua isola, la Sicilia, e riprende l’affascinante tradizione delle raccoglitrici di bisso. La malarema è un romanzo che fonde storia, poesia e denuncia sociale con un tono autentico e una lingua che parla di paesi lontani e del mare del Sud.
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matesch
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Ileana Valente
Matesch è il nome d’arte di Ileana Valente. Nata a Roma, classe 1974 e cresciuta nella provincia romana, vive con un diploma di Perito per il Turismo in tasca e una mezza laurea in lingue mai terminata. Fotografa, numerologa, curatrice di testi e scrittrice. Ha collaborato con editori, blog letterari, associazioni culturali, saloni del libro e premi letterari quale giurato e organizzatore. Scrittrice per amore della scrittura, dedica buona parte del suo tempo alla lettura, alle recensioni, all’editing e alla correzione di bozze, prediligendo il genere “crime” ma con un occhio alla buona poesia e ai lavori di autori emergenti; ha assunto alcune collaborazioni editoriali e di volontariato; ha partecipato a diversi concorsi fotografici, arrivando spesso finalista e vincendo il Premio Europeo Clemente Rebora 2017; oggi si dedica alla numerologia, alla scrittura e al mondo dell’editoria a tempo pieno, partecipando attivamente a concorsi letterari ed eventi di settore. Dopo il primo romanzo di esordio auto pubblicato nel 2018, “ Il Montgomery Rosso”, romanzo di narrativa italiana che si svolge tra Roma e Gavignano nel Lazio, e Vasto in Abruzzo, nel quale viene raccontata la storia della sua famiglia, si cimenta nella seconda pubblicazione con “ Nero Buio”, nel quale racconta le psicosi delle persone ordinarie, che vivono apparentemente in tranquillità e a volte svelano, senza remore, il loro lato oscuro. Il libro viene editato successivamente da Pav Edizioni con contenuti extra e il nuovo titolo “ Ordinaria Follia” pubblicato nel marzo 2023. A settembre 2024 esce il suo terzo romanzo auto pubblicato, giallo a tinte noir, dal titolo “ Argilla” presentato per la prima volta a NeRoma Noir Festival, Roma ottobre 2024.

Un libro di luce e voce, nonostante la storia nasca dal buio e dal silenzio. Spesso i traumi ci portano a vivere in un mondo che non rispecchia lo standard al quale siamo abituati, eppure, nella maggior parte dei casi, si riesce sempre a trovare una via di uscita, di salvezza e di rinascita.

In un piccolo borgo marinaro della Sicilia, vive Rossella, vivono tutte le donne protagoniste di questo romanzo, vive il mare e vive il bisso. Perché sì, gli uomini nella storia sono di contorno, anche se co-protagonisti negativi, loro malgrado. Sono le donne che portano avanti la vita, dal suo nascere al suo morire, trovano il modo di andare avanti anche in situazioni al limite del possibile, fanno sempre spazio alla fede e alle amicizie, creano, compongono, accorpano, sistemano e distruggono.

Rossella e Mimì sono le attrici principali in questo ricordo, dove ogni persona ha la sua malarema, che Alessia Castellini ci spiega nella prima pagina del libro, ed entrambe accusano un trauma fin da piccole, al quale ognuna da un significato e un finale diverso.

Nel corso della vita, Rossella decide, da sola, di chiudersi nel silenzio dopo il trauma subito e finisce in un reclusorio femminile cattolico; Mimì resta nel borgo marinaro e sembra avere un riscatto dalla vita. Entrambe saranno legate per sempre da un affetto puro e vero che le porterà, in cuor loro, a cercarsi per tutta la vita, a volersi bene per tutta la vita, a sperare che l’altra sia felice. Rossella sa scrivere e può comunicare solo con chi sa leggere e questo sarà la sua salvezza; Mimì sa amare incondizionatamente un uomo e, le sue decisioni saranno, la sua, di salvezza.

Nella storia è vivo il mare che chiama e tormenta, che fa paura e allontana, ma che torna a chiamare e ad attirare. Quel mare che nasconde la luce del bisso, la pinna nobilis, per molto tempo fonte di guadagno delle donne siciliane e sarde. Il bisso rappresenta le donne del romanzo, sottile e resistente, scuro e luminoso. E loro sono così. Le donne che incontra Rossella nel reclusorio, le donne con cui si interfaccia Mimì in paese, a vivere una vita dominata dal patriarcato e dai loro uomini pescatori, ma domata dalle donne che nonostante le perdite, i dolori, le vite già scritte fin dai primi anni di vita e i drammi delle relazioni, ne escono sempre vittoriose.

L’autrice ci porta indietro nel tempo, a fine ottocento/inizi novecento, ma è come trovarsi lì sulla spiaggia di San Giorgio a osservare il sole squagliarsi nel mare, o nelle stanze fredde del reclusorio. E qui, Alessia Castellini si spinge oltre. Il reclusorio, per quanto diverso da un manicomio o da una prigione, ci infonde proprio il senso di follia e costrizione, di annientamento di tutte le donne “traviate” che vi furono rinchiuse per essere redente, dalle suore e da un prete cattolico, e date in moglie a un uomo ben pagante, e del futuro incerto di tutte le bambine “pericolanti”, che sarebbero state date in adozione, forse, perché nelle famiglie si voleva sicuramente un figlio maschio quale primo erede.

Scritto con delicatezza e caparbietà, anche le scene più crude, le violenze e le pagine scure, riescono a non essere mai invadenti, a dare al lettore sempre un buchetto dal quale far uscire un raggio di luce, a sperare in un mozzicone di candela accesa, nella gioia del pianto di una neonata, dal respiro delle protagoniste.

Sì, è un romanzo di luce, splendente come la luce dorata del bisso, la cui arte viene tramandata a voce, da secoli, tra le mastre e le allieve, ed è un romanzo di voce, perché nonostante i silenzi, cercati o imposti, queste donne riescono a farsi sentire e a riemergere vive e libere dalle profondità del mare.

 

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