Terra Alta non è una lettura adrenalinica, il ritmo c’è ma è quello calmo di un’indagine che si presenta complicata dall’inizio e di una vita, quella di Melchor MarÍn, poliziotto. La narrazione si svolge a capitoli con salti temporali, si inizia con il racconto del presente e si prosegue nel capitolo successivo con la narrazione del passato del protagonista. Si costruisce così un bell’intreccio e la suspense ci porterà fino alla fine del libro. Melchor (così chiamato perché la madre, appena partorito, lo aveva trovato somigliante ad un re magio), eroe suo malgrado, viene trasferito per proteggerlo da una eventuale vendetta. Fra le varie possibilità, che gli vengono offerte, sceglie la Terra Alta, territorio rurale tranquillo, dove non succede mai nulla. L’impatto con la nuova destinazione è sconvolgente, il troppo silenzio è disturbante tanto che Melchor non riesce a dormire senza prendere dei sonniferi. La vita è semplice, diversa da quella di Barcellona. A Gardesa, diventa un uomo e un poliziotto diverso. Un brutale omicidio scuote la vita tranquilla del paese. Melchor è il primo poliziotto che vede la scena dell’omicidio, la prima che vede da quando è nella Terra Alta. Il caso, per la sua risonanza viene affidato all’Unità territoriale investigativa il cui capo, Gomà vuole Melchor e un altro poliziotto locale per completare la sua squadra investigativa. Inizia così l’indagine dalla quale vengono esclusi i capi della locale stazione di polizia. Seguiamo le indagini e negli altri capitoli, la vita precedente di Melchor, che riserva qualche sorpresa. Nonostante le sei settimane di indagini serrate, il caso, poiché non si fanno passi avanti, viene chiuso. Melchor prova a convincere Gomà che bisogna andare avanti. Non avrà fortuna, ma prosegue le indagini da solo mettendosi in cattiva luce con i superiori e i colleghi. Quando sembra aver accantonato la sua ricerca della verità, un fatto grave manderà all’aria la sua stabilità, la sua famiglia, a quel punto Melchor si rimetterà ad indagare. Un colpo di scena sembrerà concludere le indagini ma l’autore, Javier Cercas non ha ancora finito con noi lettrici/lettori e ci servirà un finale che ci metterà a confronto con quesiti etici e morali.
Cosa mi è piaciuto di questo romanzo? Il protagonista e il suo viaggio, la Spagna rurale non turistica, il potere dei libri, delle parole: “La metà dei libri ce la mette lo scrittore, l’altra metà ce la metti tu” dice Il Francese a Melchor, la rinascita di un uomo quando trova le condizioni giuste per cambiare, il suo libro della vita: “I Miserabili”, perché: “ lesse il libro … come se non fosse lui a leggerlo ma il libro a leggere lui”. Melchor che ama e nemmeno se ne rende conto perché non conosce l’amore. Melchor che vorrebbe tanto avere un padre da bambino e da adulto vuole riconoscerlo nell’avvocato Vivales, ma che non gli chiede se lo sia. Le due storie, quella delle indagini e quella personale. La dualità di Melchor che fa cose buone ma anche cose che, come poliziotto, non dovrebbe fare. Storia molto ben scritta, ottima traduzione di Bruno Arpaia, una certezza.
A chi lo consiglio? A chi ha voglia leggere di indagini meno tecniche e molto più deduttive. A chi ha voglia di una storia che consente di ragionare su temi importanti, la giustizia, la legge.


